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Parole portatrici di pace: la tecnica del diario nei pazienti oncologici in trattamento radioterapico

Il tumore costituisce un evento traumatico della vita, che interrompe il normale corso dell’esistenza, minacciando e destabilizzando ogni dimensione identitaria del malato. Per questa ragione è necessario proporre un’elaborazione di questa esperienza negativa, spostando l’attenzione da una prospettiva centrata esclusivamente sulla malattia verso processi capaci di promuovere resilienza e opportunità di sviluppo e crescita positivi del paziente. L’uso della Medicina Narrativa in ambito oncologico consente di avviare un processo di formazione insieme al paziente, fondato su significati condivisi di salute e malattia, capace di essere di per sé terapeutico contribuendo al miglioramento o all’accettazione della patologia e delle terapie. La narrazione, costruita attraverso la tecnica del diario, non è un semplice “contenitore di eventi” ma assiste il paziente nel percorso di adattamento alla malattia, offrendogli uno spazio per esprimere, sviluppare, integrare e infine interiorizzare significati ed esperienze relative all’evento oncologico, riconoscendone il senso di momento critico nella propria memoria autobiografica.

Cancer is a traumatic life event that breaks into individual existence, threatening and destabilising all identity dimensions of sick people. Therefore, it is necessary to propose an elaboration of this negative experience, shifting the focus from a vision centred exclusively on the disease towards processes that promote resilience and create chances for a positive development and personal growth. Using Narrative Medicine in oncology allows a building process with the patient, based on shared meanings of health and disease, which can itself be therapeutic and contribute to the improvement or the acceptance of the disease and the treatments. The narrative, developed with the technique of the diary, is not simply a “container of events” but assists the patient in the process of adaptation to the disease, creating a space in which (s)he can express, develop, integrate, build and finally mentalise meanings and experiences related to the oncological disease, recognised as a critical event within his/her autobiographical memory.

La malaria e le guerre

In questo articolo si considerano i rapporti tra la malaria e gli eventi bellici che si sono susseguiti nei secoli, a dimostrazione che la malattia ha modellato il corso della storia. Dopo aver passato in rassegna gli episodi più significativi dell’era antica, si descrivono alcune situazioni particolarmente importanti come la battaglia di Walcheren (in cui Napoleone potrebbe avere sfruttato la malaria come arma biologica), la guerra civile americana e i due conflitti mondiali. Per quanto riguarda il secondo, é stata data enfasi alla cosiddetta “altra battaglia di Cassino”, espressione che indica la battaglia che fu intrapresa, verso la fine del conflitto, contro le zanzare vettori dell’infezione malarica. Quindi si é passati a esaminare il ruolo della malaria nella guerra di Corea e in quella del Vietnam. Quest’ultima ha avuto come effetto positivo l’impulso dato dal governo cinese agli studi per la messa a punto di nuovi farmaci anti-malarici, quali i derivati dell’artemisinina, di cui l’artesunato è il miglior farmaco di cui disponiamo oggi. Infine sono stati trattati i rapporti della malattia con le guerre più recenti, come quella in Afghanistan, e il possibile impatto della malaria sulla durata delle guerre civili.

Many relevant episodes of the past show the role played by malaria over the centuries. Among those episodes we find the battle of Walcheren, where Napoleon might have used malaria as a biological weapon, the American Civil War and the two World Wars. As for the Second World War, much emphasis has been given to the so called “other battle of Cassino”, namely the battle fought against the mosquitoes, the vectors of the malaria infection, at the end of the war. The article also focuses on the part taken by malaria in the Korea and Vietnam Wars. As far as the latter is concerned, a positive side effect was represented by the tremendous efforts given by the government of the People’s Republic of China to the studies on new anti-malaria drugs, like the artemisinin derivatives. At present, artesunate is, among them, the best available drug against Plasmodium, although the emergence of drug resistance is now threatening the real effectiveness of malaria control measures. The relationship between malaria and contemporary wars, such as the one in Afghanistan, and the impact of the disease on the length of civil wars are also discussed.

A reflection on Public-Private Partnerships’ contribution to the attainment of Sustainable Development Goals

L’obiettivo primario di questo studio è analizzare e discutere come lo sviluppo di partenariati pubblico-privati (PPP) possa massimizzare l’impatto di progetti legati al “rafforzamento delle capacità” nella ricerca scientifica e, allo stesso tempo, contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dall’Agenda 2030. Negli ultimi decenni si è sviluppato un notevole interesse sull’evoluzione di sistemi di PPP, soprattutto in relazione ai meccanismi di finanziamento dell’educazione e della ricerca scientifica. Viene qui inoltre descritto il ruolo di organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite, nell’incoraggiare l’adozione di PPP per perseguire i propri obiettivi di sviluppo. Tali meccanismi non sono scevri da dibattiti e potenziali sfide, specialmente in merito alla cooperazione del settore privato con attori multilaterali nell’adozione di modelli di PPP. L’articolo include l’analisi di casi pratici ed esperienze degli autori, impegnati nella cooperazione tra organizzazioni di diversa natura (UNESCO-MERCK Africa Research Summit ) che ambiscono a creare un terreno fertile per generare esternalità positive ed effetti “spillover” che coinvolgano la cooperazione Nord-Sud e Sud-Sud, così come l’ empowerment di genere nella ricerca. Facendo riferimento alla controversa letteratura sul tema, questo lavoro vuole sottolineare il potenziale di partenariati pubblico-privati nel catalizzare relazioni tra attori eterogenei che includano organizzazioni internazionali, il mondo dell’industria, centri di ricerca, università e società civile.

The primary aim of this research paper is to analyse and discuss how the implementation of Public-Private Partnerships (PPPs) can maximize the impact of capacity building in scientific research and in turn, contribute to the implementation of the Sustainable Development Goals (SDGs). It is discussed that there has been a movement towards an evolution of PPPs systems, particularly in regard to new financial methods for education and scientific research. This paper demonstrates that international organisations such as the United Nations (UN) are increasingly encouraging the adoption of PPPs. Also discussed are the challenges faced during the cooperation between the private sector and multilateral organisations during the adoption of PPPs. Practical casework from the African continent is also explored. This article showcases joint-initiatives (such as the UNESCO-Merck Africa Research Summit) that aim to create fertile ground for spillover effects, such as NorthSouth and South-South scientific cooperation, as well as gender empowerment in research. Following controversial literature, PPPs can catalyse stronger relationships among heterogeneous actors which include international organisations, industry, research centres and universities.

La donna corpo-territorio nell’orizzonte performativo della guerra

La guerra contemporanea investe ogni cosa e ogni persona. Tra le vittime civili, le più esposte e vulnerabili sono le donne, incluse ragazze e bambine. Questo articolo indaga come, in determinate guerre, il corpo della donna diventi terreno di forte identità per un gruppo o una nazione e come, su questa identità, il nemico eserciti violenza per affermare la propria superiorità. La donna, identificata col proprio corpo, diventa il territorio simbolico di un attraversamento che, nella violenza sessuale, rende tangibile il superamento di un confine. La disumanizzazione dei popoli, come nel caso dell’ex Jugoslavia o del Ruanda, è iniziata perciò dal corpo delle donne. Non è tanto la violenza sessuale in sé a essere rilevante qui, ma il suo utilizzo come strategia di guerra poggiante su significati sociali ben precisi. Da un lato, l’atrocità compiuta sul corpo femminile anche in pubblico simboleggia l’annientamento permanente della società rivale e si configura come espressione di odio etnico più che di misoginia. Dall’altro lato, l’identificazione della donna come “proprietà del maschio” che si vuole annientare, si radica in una criticabile concezione patriarcale della società.

Contemporary war tends to destruct everything and everyone. Among civilian causalities women, including young girls and children, are often the most exposed and vulnerable. This paper explores how, during some wars, the body of women become the field of strong for a group or a nation, and how the enemies are targeting exactly this identity in order to affirm their superiority by enforcing a de-humanising violence. Women are identified with their bodies and become the symbolic territory of a border crossing and the exercise of power. So the dehumanisation of peoples, such as in the former Yugoslavia or in Ruanda, starts on women’s body. What is at stake here is not sexual violence per se, but rather its use as war strategy, resting on specific social meanings. On the one hand, atrocities perpetrated on women, also in public, are the metaphor of the permanent destruction of the rival society, and express therefore ethnic hatred rather than misogyny. On the other hand, the identification of women with the “property of the male enemy” to be destructed, is grounded in a contestable patriarchal conception of society.

Il contributo del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace a una società senza muri

Vorrei raccontare una storia che ho ascoltato qualche giorno fa. Fatah (il nome è di fantasia), 8 anni, è una piccola profuga siriana arrivata in Italia ad aprile, da Lesbo, con un viaggio assolutamente sicuro. Un evento eccezionale, perché Fatah e la sua famiglia non avevano i documenti in regola, eppure hanno ottenuto dalle autorità greche e italiane il permesso di partire. È stato possibile per due ragioni: innanzitutto perché erano arrivate a Lesbo prima del 20 marzo, da quel giorno è infatti entrato in vigore l’accordo fra Unione europea e Turchia, che ha inasprito molto le cose. E poi perché hanno viaggiato con papa Francesco insieme ad altri dodici persone, tutte mussulmane. Insomma, una specie di regalo al papa. Arrivata a Roma, Fatah comincia subito a frequentare la scuola e fa molti disegni: tutti caratterizzati da una grande croce nera che rappresentava la sua casa, andata distrutta. Non bisogna essere psicologi per capire il trauma vissuto da questa bambina. Dopo qualche settimana papa Francesco ha invitato a pranzo i profughi che aveva sottratto da Lesbo.

O partigiani o indifferenti? Riflessioni sul dilemma gramsciano e i suoi equivoci nelle rivolte arabe e nel conflitto in Siria

Cosa resta oggi del Discorso del Cairo di Obama, intitolato “Un nuovo inizio”, ora che una vasta area del Medio Oriente è stata trasformata in campo di battaglia, e intere generazioni di giovani desiderosi di cambiamento sono stati traumatizzati da ideologie fuorvianti e anni di combattimento? Rispondere a questa domanda implica mettere in discussione l’approccio dominante ai conflitti in corso, in particolare a quello siriano, in quanto fondato su categorie improprie e prospettive unilaterali. In quest’ottica, le riflessioni personali che seguono assumono come filo conduttore gli equivoci generati dal celebre dilemma gramsciano, tra essere partigiani o indifferenti. La “neutralità” rivendicata dagli abitanti del quartiere palestinese di Yarmouk a Damasco, oggi distrutto, verrà discussa come valida alternativa a questo dilemma. Se infatti nel contesto medio-orientale e siriano, in cui forze globali si scontrano per interessi economici e geopolitici, prendere una parte contro l’altra equivale spesso a divenire delle pedine nel gioco di altri, la neutralità può offrire il punto di partenza per cambiare paradigma.

What is left today of the Obama’s Cairo speech entitled “A New Beginning”, as a large region of the Middle East became a field of battle, and entire new generations seeking social change were traumatised by misleading ideologies and years of combats? I will answer to this question by contesting the dominant views on the ongoing conflicts, in particular the Syrian civil war, as being grounded in unsuitable categories and unilateral perspectives. Having this in mind, my personal contribution consists in exposing the misunderstandings of the well-known Gramscian dilemma between being partisan or indifferent. I will discuss the “neutrality” claimed by the population of Yarmouk, the Palestinian Damascus district now gone to the ground, as a valid alternative to this dilemma. In the Middle East, and particularly in Syria, where global forces clash for their opposed geopolitical and economic interests, taking side often means becoming pawns in the game of others. If this is true, neutrality may offer a starting point for changing paradigm.

Il completamento del disarmo chimico della Libia

Nel tragico panorama del 2016, segnato dall’aggravamento delle relazioni internazionali praticamente in tutti i settori, dalla continua strage terroristica, dal divampare o acutizzarsi di conflitti armati in troppi paesi e da enormi nuovi programmi nucleari, l’unica nota positiva è costituita dalla definitiva eliminazione delle armi chimiche dalla Libia, sottraendo così queste armi al potenziale impiego nella guerra civile e nelle attività terroristiche in corso nel paese. Il disarmo chimico delle Libia è passato attraverso più fasi, in corrispondenza all’evoluzione della situazione politica interna e internazionale, e ha richiesto oltre dodici anni e un preciso intervento della comunità internazionale.

Sovranità alimentare e autogestione contro lo sfruttamento di braccianti immigrati e piccoli agricoltori: uno studio socio-politico di “SOS Rosarno”

SOS Rosarno è nata nell’inverno del 2011 come campagna promossa da un gruppo di piccoli agricoltori, attivisti e migranti stanziati nella Piana di Gioia Tauro. Nel 2012 si è evoluta in un’associazione formale, la quale nel 2015 ha sostenuto la creazione di una cooperativa sociale denominata Mani e terra. L’idea della campagna, concepita all’indomani delle rivolte dei raccoglitori di arance africani esplose nel gennaio 2010, era quella di vendere agrumi biologici attraverso filiere corte – basate essenzialmente sui Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) – al fine di consentire ai produttori di retribuire i lavoratori migranti a norma di legge, ricevere un equo compenso, garantire ai consumatori un cibo sano e accessibile e tutelare l’integrità dell’ambiente. Il presente saggio si propone di ricostruire la genealogia e l’evoluzione di SOS Rosarno, con un focus specifico su ideologia, organizzazione e pratiche. Il lavoro si baserà principalmente sui documenti politici prodotti dall’associazione e su interviste in profondità rivolte ai suoi membri. Da un lato, il contributo mostra come le nuove alleanze sociali implementate da SOS Rosarno possano sfidare la filiera agroalimentare dominante, la quale impoverisce i piccoli produttori e favorisce lo sfruttamento dei braccianti migranti. Dall’altro lato, esso chiarisce in che modo i principi della sovranità alimentare, dell’autoconsumo (o autogestione) e della pianificazione economica democratica siano stati sviluppati da SOS Rosarno all’interno di una nuova civiltà contadina, capace di offrire un’alternativa praticabile all’attuale crisi economica.

SOS Rosarno was launched in Winter 2011 as a campaign by a group of small farmers, activists and migrants based in the Gioia Tauro Plain. It evolved in 2012 into a formal association, which supported in 2015 the creation of a social cooperative, called Mani e terra. The idea of the campaign, conceived after the tumult of African orange-pickers exploded in January 2010, was to sell organic citrus fruits through short supply chains, essentially based on Solidarity Purchase Groups, in order to allow producers to pay migrant workers according to the law, to receive a fair remuneration, to guarantee healthy and affordable food to consumers, to protect the integrity of the environment. This paper aims to reconstruct genealogy and evolution of SOS Rosarno, with a special focus on ideology, organization and practices. It will draw mainly on political documents produced by the association and in-depth interviews with its members. On one side, the paper shows how the new social alliances implemented by SOS Rosarno might challenge the dominant food supply chain, which impoverishes small producers and lets migrant farmworkers be exploited. On the other side, it clarifies how principles of food sovereignty, self-management and democratic economic planning have been developed by SOS Rosarno within a new peasant civilization, which offers a viable alternative to the current economic crisis.