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Accordo UE–Mercosur e tensioni di compatibilità sistemica nell’ordinamento del Mercosur

Il presente contributo esamina le implicazioni giuridiche e istituzionali dell’Accordo UE–Mercosur per il funzionamento dell’ordinamento del Mercosur. L’analisi è condotta attraverso la categoria delle tensioni di compatibilità sistemica, intese come disfunzioni nell’articolazione tra produzione, incorporazione e applicazione del diritto in contesti di integrazione asimmetrica. Essa si concentra sull’interazione tra la struttura regolatoria dell’Accordo e le caratteristiche istituzionali del Mercosur, tenendo conto del limitato livello di integrazione di quest’ultimo e della sua dipendenza dai procedimenti nazionali di incorporazione e attuazione. Dopo aver delineato i principali tratti strutturali del sistema del Mercosur, il lavoro prende in esame le modalità attraverso le quali l’Accordo opera all’interno di tale contesto. Particolare attenzione è dedicata alla struttura differenziata della liberalizzazione tariffaria, al ruolo dei meccanismi nazionali di attuazione e all’interazione tra livelli normativi regionali, internazionali e interni. L’articolo mette in evidenza come tali elementi possano incidere sulla coerenza della politica commerciale comune, favorire processi di diffusione di standard regolatori esterni, in particolare di origine europea, e contribuire a situazioni in cui diversi regimi giuridici si sovrappongono nell’applicazione delle norme rilevanti. In questa prospettiva, l’Accordo UE–Mercosur è considerato come uno strumento giuridico i cui effetti dipendono dalle modalità della sua attuazione e dalla capacità del sistema del Mercosur di assicurare un adeguato livello di coordinamento tra gli Stati membri.

This article examines the legal and institutional implications of the EU– Mercosur Agreement for the functioning of the Mercosur legal order. The analysis is conducted through the concept of systemic compatibility tensions, understood as dysfunctions in the articulation between the production, incorporation, and application of law in contexts of asymmetric integration. It focuses on the interaction between the regulatory structure of the Agreement and the institutional characteristics of Mercosur, taking into account its limited level of integration and its reliance on national procedures of incorporation and implementation. After outlining the main structural features of the Mercosur system, the article analyses the way in which the Agreement operates within this framework. Particular attention is devoted to the differentiated structure of tariff liberalisation, the role of domestic implementation mechanisms, and the interaction between regional, international, and domestic legal orders. The article shows how these elements may affect the coherence of the common commercial policy, favour processes of diffusion of external regulatory standards—particularly those originating in the European Union—and contribute to situations in which different legal regimes overlap in the application of relevant rules. In this perspective, the EU–Mercosur Agreement is understood as a legal instrument whose effects depend on the modalities of its implementation and on the capacity of the Mercosur system to ensure an adequate level of coordination among its Member States.

The Democratic Dimension of the EU–Mercosur Agreement

Questo articolo esamina la dimensione democratica dell’Accordo tra l’Unione europea e il Mercosur, con particolare attenzione al suo ruolo come quadro che collega la cooperazione economica a condizioni istituzionali relative alla democrazia, ai diritti umani e allo stato di diritto. L’analisi colloca l’accordo in un contesto più ampio segnato da trasformazioni dell’ordine internazionale, crescenti tensioni geopolitiche e difficoltà del multilateralismo. In primo luogo, si considera il lungo e complesso processo negoziale, evidenziando come l’accordo sia stato progressivamente interpretato non solo come strumento di liberalizzazione commerciale, ma anche come piattaforma di coordinamento strategico. Successivamente, si analizza la rilevanza delle clausole democratiche per il Sud America, una regione caratterizzata da transizioni democratiche relativamente recenti e da persistenti fragilità istituzionali. Sulla base di indicatori empirici e prospettive comparative, l’articolo discute come tali clausole operino come punti di riferimento esterni che possono incidere sulle dinamiche politiche interne senza determinarne gli esiti. Infine, viene esaminato il rapporto tra libertà di espressione e qualità della democrazia, con attenzione alle condizioni strutturali che incidono sul dibattito pubblico. L’argomento sviluppato è che l’accordo rappresenta un meccanismo limitato ma rilevante, capace di incidere sull’ambiente in cui possono verificarsi processi di erosione democratica.

This article examines the democratic dimension of the European Union– Mercosur Agreement, focusing on its role as a framework connecting economic cooperation with institutional conditions related to democracy, human rights, and the rule of law. It situates the agreement within a broader context marked by changes in the international order, increasing geopolitical tensions, and challenges to multilateralism. The analysis first considers the long and complex negotiation process, highlighting how the agreement has come to be understood not only as an instrument of trade liberalization but also as a platform for strategic coordination. It then addresses the relevance of democracy clauses for South America, a region characterized by relatively recent democratic transitions and persistent institutional fragilities. Drawing on empirical indicators and comparative perspectives, the article discusses how these clauses function as external reference points that may influence domestic political dynamics without determining outcomes. Finally, the article examines the relationship between freedom of expression and democratic quality, emphasizing how structural conditions affecting public debate are connected to broader patterns of democratic stability. The argument advanced is that the agreement should be understood as a limited but relevant mechanism that reshapes the environment in which democratic erosion may occur.

Dal capitale umano allo sviluppo umano. Il potenziale contributo alla pace di un’autentica educazione Montessori

Secondo Maria Montessori, la difesa si garantisce non con le armi, ma con un passaggio da un’organizzazione delle cose a un’organizzazione degli esseri umani. Oggi, si parlerebbe di un passaggio da un paradigma socioeconomico del capitale umano a un paradigma dello sviluppo umano. L’educazione montessoriana può contribuire a questo cambiamento, non tanto per i buoni risultati che, secondo molti studi, ottiene sul piano degli apprendimenti disciplinari ma perché, se implementata in modo coerente coi principi formulati dalla Dottoressa, può consentire la formazione di nuove generazioni coscienti che l’essere umano è un valore in sé, che deve svilupparsi liberamente e in armonia con gli altri. Dunque, non è sufficiente accontentarsi di una maggiore diffusione quantitativa delle scuole montessoriane in Italia e nel mondo, ma è necessario curare, anche attraverso riforme strutturali, la qualità dell’implementazione dell’educazione montessoriana in queste scuole. Solo così questo approccio può contribuire efficacemente alla formazione di generazioni capaci di dialogare con chi vive al di là delle proprie frontiere, riducendo insieme l’impreparazione e l’isolamento dell’essere umano di fronte al nemico – cioè la guerra.

According to Maria Montessori, defence is not ensured through weapons, but through a shift from the organisation of things to the organisation of human beings. Today, this could be described as a transition from the socio-economic paradigm of human capital to that of human development. Montessori education may contribute to this transformation, not so much because of the strong academic outcomes reported by many studies, but because—if implemented consistently with the principles formulated by Montessori herself—it can foster the formation of new generations who recognise the intrinsic value of every human being, who must develop freely and in harmony with others. Therefore, it is not sufficient to be satisfied with the quantitative expansion of Montessori schools in Italy and worldwide; the quality of implementation within these schools must also be addressed, including through structural reforms. Only in this way can the Montessori approach effectively support the development of generations capable of engaging in dialogue across borders, reducing the unpreparedness and isolation of human beings in the face of the ultimate adversary-war.

L’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale attraverso la cura dei beni comuni

Il presente contributo offre una ricognizione del dibattito sui beni comuni nell’ordinamento italiano, ricostruendo i principali approdi teorici e definitori alla luce dei diversi formanti. In tale cornice, il lavoro si concentra sull’amministrazione condivisa dei beni comuni quale espressione applicativa del principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118, c. 4, Cost. Dopo aver delineato i tratti distintivi della categoria dei beni comuni, il saggio ne approfondisce il rapporto con l’interesse generale, evidenziando come la loro gestione partecipata possa configurarsi come modello alternativo rispetto alle tradizionali dicotomie Stato-mercato e pubblicoprivato. Un particolare rilievo è attribuito ai patti di collaborazione, strumenti attraverso cui cittadini attivi e amministrazioni pubbliche condividono responsabilità, competenze e risorse nella cura di beni materiali e immateriali di interesse collettivo. L’analisi mostra come tali pratiche, nate a livello locale e progressivamente diffuse anche in ambito regionale, riflettano un mutamento paradigmatico nella concezione del “pubblico”, sempre più orientata verso forme cooperative e partecipative di governo dei beni comuni.

This contribution provides an overview of the debate on common goods within the Italian legal system, outlining the main theoretical and definitional approaches in light of the various formants. Within this framework, the paper focuses on the shared administration of common goods as a practical application of the principle of horizontal subsidiarity enshrined in art. 118 c. 4 Costituzione. After outlining the distinctive features of the category of common goods, the essay explores their relationship with the general interest, highlighting how their participatory management can serve as an alternative model to the traditional State-market and public-private dichotomies. Particular emphasis is placed on collaboration agreements, instruments through which active citizens and public administrations share responsibilities, competences and resources in the care of tangible and intangible assets of collective interest. The analysis shows how such practices, which originated at local level and have gradually spread to the regional sphere, reflect a paradigm shift in the conception of the “public”, increasingly oriented towards cooperative and participatory forms of governance of common goods.

Economic Development amidst Conflict: Exploring Dynamics in the MEDA region

Questo studio esamina gli effetti dei conflitti passati e recenti sulla crescita economica dei paesi MEDA. Utilizzando dati panel per il periodo 2008-2024 e metodi di regressione quantile, analizza come l’intensità del conflitto, la formazione del capitale fisso lordo, l’urbanizzazione, la disoccupazione, il clima di governance e l’ambiente imprenditoriale influenzano la crescita del PIL pro-capite nella regione MEDA. I risultati mostrano che l’intensità del conflitto ostacola la crescita, ma non è significativa in tutti i quantili, e il suo segno può invertirsi escludendo la Siria. Questo risultato potrebbe derivare dalle specificità dei sistemi sociali dei paesi MEDA. La formazione di capitale fisso lordo e i miglioramenti della qualità dell’ambiente istituzionale e imprenditoriale mostrano effetti positivi. Al contrario, la crescita dell’urbanizzazione e l’aumento della disoccupazione sono associati a una crescita inferiore. Le raccomandazioni politiche includono il rafforzamento delle istituzioni e del clima di governance, la promozione del consolidamento della pace, della cooperazione regionale e l’adozione di misure per stimolare gli investimenti e l’occupazione nei paesi MEDA.

This study examines the effects of past and recent conflicts on economic growth in MEDA countries. Using panel data for 2008-2024 and quantile regression methods, it analyzes how conflict intensity, gross fixed capital formation, urbanization, unemployment, governance climate, and the business environment influence GDP per-capita growth across the MEDA region. The results show that conflict intensity hinders growth but is not significant in all quantiles, and its sign can invert when controlling for Syria. This outcome may be a consequence of the specificities of MEDA countries’ societal systems. While gross fixed capital formation and improvements in the quality of the institutional and business environment show positive effects. On the contrary, urbanization growth and rising unemployment are associated with lower growth. Policy recommendations include strengthening institutions and governance climate, promoting peacebuilding and regional cooperation, and adopting measures to stimulate investment and employment in MEDA countries.

Indignatio, una passione “prodigiosa”. Sul conflitto in Spinoza tra l’Etica e il Trattato Politico

Il presente lavoro consiste in un’analisi della funzione del conflitto nel pensiero etico-politico di Spinoza, a partire dal modo in cui viene definita e valutata l’indignatio nella terza e quarta parte dell’Etica e al ruolo attribuito ai moti d’odio della multitudo nel Trattato Politico. Mentre evidenziamo una certa tensione nel passaggio dall’opera etico-metafisica a quella più spiccatamente politica, dove l’autore si assume come ineliminabile e costitutiva la presenza, nello stato, di desideri inadeguati e segnati dalla contrarietà, definiremo che valore – di utilità e dannosità – Spinoza assegni all’indignazione nell’ambito delle relazioni interumane e nel consesso politico. Questo percorso ci permetterà di individuare due tipi di conflitto ascritto alla sua teoria politica: il conflitto regolativo dell’attività delle istituzioni e della sovranità; il conflitto costituente in quanto capace di radicali trasformazioni in situazioni di profonda corruzione. Più nello specifico, evidenzieremo lo statuto combinatorio della vita affettiva al fine di guardare alla costituzione di uno nuovo stato evitando di ridurla ad affetti isolati di contrarietà e, allo stesso tempo, l’esclusione assoluta di un contributo dell’indignazione e della discordia nella transizione da una forma di organizzazione politica ad un’altra.

The present work is an analysis of the function of conflict in Spinoza’s ethicopolitical thought, starting from the way indignatio is defined and evaluated in the third and fourth part of the Ethics and the role of the hate motions of the multitudo in the Political Treaty. We will highlight a tension in the passage from the ethicalmetaphysical work to the more distinctly political one, where the author takes on all the consequences of assuming as unavoidable and constitutive the presence, in the state, of inadequate desires marked by contrary, we will define what value – of usefulness and harmfulness – Spinoza assigns to indignation in the sphere of interhuman relations and in the political forum. This path helps us to identify two ways of the conflict ascribed to his political theory: on one hand, regulating conflict of the institution’s activities and of the sovereignty; on the other hand, given in the event of deep corruption, constituent conflict as capable of radical transformations in in deep corrupted situation. More specifically, we will try to emphasize the combinatorial status of affective life to look at the constitution of a new state. To do so, we will avoid reducing it to isolated affects of opposition and, at the same time, the absolute exclusion of a contribution of indignation and of discord in the transition from one political and institutional organization to another.

“Da selvaggi a fratelli”: una analisi dei racconti antischiavisti pubblicati dalla stampa missionaria (1890-1981)

In un secolo, tra il 1890 e il 1981, la stampa missionaria introdusse un linguaggio rinnovato nei confronti dei popoli africani. Ciò avvenne di concerto con il processo di avvicinamento della Santa Sede all’Africa e al Terzo Mondo che, sebbene riscontrabile in nuce fin dal XIX secolo, emerse nei suoi tratti principali e evidenti dalla seconda metà del Novecento. Per un primo sguardo si è deciso di porre a confronto tre differenti pubblicazioni su vicende legate alla liberazione di schiavi e all’impegno anti-schiavistico posto in essere dai missionari cattolici, attività considerata fondamentale dalla Chiesa nel definire il significato della sua presenza in Africa. Innanzitutto è stato esaminato un romanzo intitolato Avorio Nero edito per la prima volta nel 1959 e ristampato per la seconda volta nel 1981, a distanza di ventidue anni di tempo. Il confronto tra le due edizioni è stato utile per dimostrare come il genere letterario missionario si sia trasformato durante la seconda metà del XX secolo di conserva con i mutamenti politici e dottrinali che investirono, a macchia di leopardo, le istituzioni cattoliche. L’analisi delle due edizioni è stata raffrontata con una lettera pubblicata nel 1890 sulla rivista Missione Cattolica dai missionari francesi presenti in Senegambia, nella quale è descritto un episodio di liberazione di una schiava. La comparazione è determinante perché restituisce continuità e discontinuità sul lungo periodo nella pubblicistica missionaria. Seppur differenti, giacché il primo è un romanzo di fantasia e il secondo una lettera di corrispondenza, si ritiene che sia utile porre i due tipi di documento a confronto soprattutto perché trattano lo stesso argomento (la liberazione degli schiavi in Africa) e sono entrambi indirizzati ai lettori delle pubblicazioni missionarie e, quindi, pensati per un pubblico vasto e trasversale (donne, uomini, ragazzi). Ci interessa infatti comprendere come l’opinione pubblica italiana abbia recepito la lotta alla schiavitù posta in essere dalle missioni cattoliche. Il fatto dunque che il caso di fine Ottocento si svolga in Senigambia e i romanzi della seconda metà del Novecento siano ambientati in Kenya poco intacca l’obiettivo di partenza perché rileva provare a ricostruire la storia delle idee e l’immaginario creatosi intorno alla prassi missionaria e non già l’atteggiamento delle missioni in quei territori.

Within a century, between 1890 and 1981, the missionary press introduced a renewed language towards African peoples. This happened during the Holy See’s rapprochement process with Africa and the Third World in the XX Century. It was decided to compare three publications related to the liberation of slaves and to the anti-slavery efforts made by Catholic missionaries, an activity considered fundamental by the Church in defining the meaning of its presence in Africa. Firstly, a novel entitled Avorio Nero (Black Ivory) was examined, first published in 1959 and reprinted for the second time in 1981, twenty-two years later. The comparison between the two editions was useful to show how the missionary literary genre was transformed during the second half of the 20th century to keep up with the political and doctrinal changes that swept through Catholic institutions. Next, the analysis of the two editions was compared with a letter published in 1890 in the magazine Le Missioni Cattoliche by French missionaries in Senegambia, in which an episode of the liberation of a slave girl is described. The comparison is decisive because it shows continuity and discontinuity over a long period in missionary publications.

The principle of solidarity and the Convention on the Rights of the Child. A decolonial reading of continuities and responsibility

Il presente lavoro discute la portata e il grado di attuazione del principio di solidarietà, che giustifica l’azione dell’Unione Europea sia all’interno che all’esterno dei propri Stati membri, in relazione alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e alla realtà della violazione di questi diritti in Brasile, come esemplificato dal gran numero di minori privati della libertà nei centri di detenzione socio-educativi. La letteratura sull’argomento viene passata in rassegna per identificare la possibilità legale dell’Unione Europea di operare al di fuori del proprio blocco di Stati membri, allo scopo di proteggere i diritti di questi giovani. I dati secondari sono utilizzati per illustrare la realtà di tali violazioni dei diritti dei giovani, sia quando entrano in conflitto con la legge sia quando sono vittime dell’azione dello Stato, come modo per giustificare una possibile azione dell’Unione Europea in Brasile. I precetti degli studi decoloniali sono utilizzati per esaminare come questa applicazione del “principio di solidarietà” potrebbe essere resa operativa, nella consapevolezza che l’unico modo possibile per raggiungere questo obiettivo comporterebbe l’assunzione di responsabilità per gli investimenti economici nella riduzione delle disuguaglianze.

This paper discusses the scope and degree of implementation of the principle of solidarity, which justifies action being taken by the European Union both within and external to its own member states, in relation to the International Convention on the Rights of the Child and the reality of the violation of these rights in Brazil, as exemplified by the large numbers of juveniles deprived of liberty in socio-educational detention centers. Literature on the subject is reviewed to identify the legal possibility of the European Union operating outside of its own bloc of member states, for the purpose of protecting the human rights of these young people. Secondary data are employed to illustrate the reality of such violations of the rights of young people, either when they come into conflict with the law or are the victims of state action, as a way of justifying possible European Union action in Brazil. The precepts of decolonial studies are used to examine how this application of the “principle of solidarity” might be operationalized, in the understanding that the only possible way to achieve this would involve taking responsibility for economic investment in reducing inequality.

Russia’s war on Ukraine: what might be the role of the United Nations on overcoming this global concern?

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è stata creata con l’obiettivo principale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale, soprattutto dopo tutte le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale. La Carta delle Nazioni Unite, tuttavia, pur consentendo a cinque paesi di godere dello status speciale di Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza corredato dal “diritto di veto”, non prevedeva la possibilità che questo diritto potesse minare l’intero funzionamento dell’organizzazione. Così, il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, dove un uso non autorizzato della forza è stato perpetrato proprio da uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, mette in luce la fragilità dell’ONU: il diritto di veto ha concesso alla Russia il potere di bloccare il Consiglio di Sicurezza. Questo ha chiamato l’Assemblea Generale ad agire, ma poiché le sue risoluzioni non sono vincolanti, esse non comportano l’obbligo di obbedienza da parte di nessuno Stato. A fronte di ciò, questo paper attraverso il metodo deduttivo, basato su ricerche bibliografiche e documentali, riflette sulle prospettive dell’ONU e del suo ruolo nell’ambito della pace e della sicurezza, concludendo che le sue limitate possibilità di azione rendono necessaria la ricerca di risposte ulteriori e più ampie nell’ambito del diritto internazionale.

The United Nations Organization (UN) was created with the main objective of maintaining international peace and security – especially after all the destruction left by World War II. The UN Charter, however, while allowing five countries to be granted the special status of Permanent Members at the Security Council (SC), along with the “right to veto”, did not predict the possibility of this right to undermine the entire functioning of the UN. Thus, the scenario of the ongoing Russia-Ukraine conflict, where a non-authorised use of force has been perpetrated by exactly one of the Permanent Members of the SC, sheds light to the fragility of the UN: this right to veto has granted Russia with the power to block the SC. This calls the General Assembly (GA) to act, but since its resolutions are not binding, they do not imply the need for obedience by any state. In front of this, the article, through the deductive method, based on bibliographical and documental research, presents perspectives about the UN’s role in the domain of peace and security, concluding that its limited possibilities to act make it necessary to seek broader responses within the larger scope of international law.

Ripensare la pace

In questo articolo, la pace viene concettualizzata in chiave dinamica. Questa nuova prospettiva si traduce in azioni radicalmente nuove che non vertono sulla contrapposizione rispetto alla guerra e alla violenza, ma miran o al togliere “il terreno sotto i piedi” alla violenza immaginando mondi diversi capaci di realizzare la pace i ntesa non come fine della guerra o eliminazione della violenza ma come pienezza di vita per tutte e per tutti. Accanto a un processo caratterizzato da contrapposizione e lotta verso i poteri esistenti, sia pure con metodi nonviolenti, esiste, infatti, un’altra possibilità: costruire dal basso la nuova realtà senza contrapporsi espli citamente alla vecchia. Questo è quello che, ad esempio, avviene con le prime comunità cristiane, in particolare quelle paoline. Comunità che, senza esplicitamente contrapporsi all’ordine esistente, nei fatti lo ignorano costruendo una realtà nuova e del tutto alternativa a quella esistente. Questo nuovo sguardo comporta la sostituzione di rigide classificazioni binarie con classificazioni basate sui cosiddetti insiemi “ fuzzy ”, non solo a due valori (pace/guerra, pace/nonviolenza), ma capaci anche di includere zone di incertezza attraverso le quali passare con gradualità. Gli esempi proposti di costruzione di “mondi altri”, presi da contesti radicalmente diversi legati ai conflitti dell’ultimo secolo, serviranno a illustrare questa nuova prospettiva.

In this article, peace is conceptualised in a dynamic way. This new perspective requires radically new actions that do not focus on the opposition to war and violence, but aim to remove “the ground under the feet” of violence by imagining different worlds capable of achieving peace understood not as an end to war or to violence but as fullness of life for all. Alongside a process characterised by opposition and struggle against existing powers, albeit with non-violent methods, there is, in fact, another possibility: building the new reality from below without explicitly opposing the old one. This is what happens with the first Christian communities, in particular the Pauline communities which, without explicitly opposing the existing order, in their daily actions, they ignore it by building a new and completely alternative reality to the existing one. This new look involves the replacement of rigid binary classifications with classifications based on so-called “fuzzy” sets, not only with two values (peace/war, peace/nonviolence), but also capable of including zones of uncertainty through which to pass gradually. The proposed examples of the construction of “new worlds”, taken from radically different contexts linked to the conflicts of the last century, will serve to illustrate this new perspective.