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L’olocausto e la guerra in Bosnia negli atti del Tribunale Internazionale per la Ex Jugoslavia e nei media

Ha senso un approccio comparativo del genocidio nella storia moderna? Prendendo l’olocausto come punto di partenza, in questo paper analizzo l’uso che è stato fatto del termine “Holocaust” e dei riferimenti ad esso – anche come categoria morale e politica – nei media internazionali e negli atti del Tribunale Internazionale per la Ex Jugoslavia (ICTY) dove, per la prima volta, fra i capi di imputazione è comparso il “genocidio” per i fatti di Srebrenica . Ricerco dapprima i riferimenti al processo di Norimberga nei lavori dell’ICTY, nella stampa e nelle parole di politici. Anche negli atti dell’ICTY e in discorsi ufficiali evidenzio il ricorso a un confronto con l’olocausto. In secondo luogo, metto in evidenza nel dibattito mediatico che si è sviluppato attorno alla guerra in Bosnia i riferimenti a quanto è accaduto in Europa tra il 1943 e il 1945, sia per la creazione di campi di concentramento nella Bosnia settentrionale a partire dal 1992, sia per quanto riguarda il genocidio di Srebrenica del luglio 1995. Analizzo, dunque, immagini, titoli e articoli di giornali, soprattutto britannici e statunitensi, in cui l’olocausto è richiamato in modo esplicito. In conclusione, intendo sottolineare l’influenza che ha avuto l’olocausto nell’interpretare i fatti relativi alla guerra in Bosnia e allo sterminio di Srebrenica, non solo nel dibattito pubblico ma anche come categoria giuridica.

Does a comparative approach to genocide in modern history make sense? Taking the Holocaust as a starting point, in this paper I analyse the use that has been made of the term ‘Holocaust’ and references to it – also as a moral and political category – in the international media and in the proceedings of the International Tribunal for the Former Yugoslavia (ICTY) where, for the first time, ‘genocide’ for the events in Srebrenica appeared among the charges. I first search for references to the Nuremberg Trial in the ICTY proceedings, in the press and in the words of politicians. I also highlight the use of a comparison with the holocaust in the ICTY proceedings and in official speeches. Secondly, I highlight in the media debate that has developed around the war in Bosnia references to what happened in Europe between 1943 and 1945, both to the establishment of concentration camps in northern Bosnia from 1992, and to the genocide in Srebrenica in July 1995. I therefore analyse images, headlines and articles from newspapers, mainly British and American, in which the holocaust is explicitly referred to. n conclusion, I intend to emphasise the influence of the holocaust in interpreting the events surrounding the Bosnian war and the extermination of Srebrenica not only in the public debate but also as a legal category.

La Comunità/Unione Europea e le origini dell’esternalizzazione del controllo delle frontiere

Il presente articolo ricostruisce e analizza le origini della politica europea di esternalizzazione del controllo delle frontiere, intesa come strategia di coinvolgimento dei paesi di origine e transito nella gestione dei flussi di migranti e richiedenti asilo e nell’azione di contrasto all’immigrazione irregolare, intesa come ingresso o soggiorno di cittadini stranieri in violazione delle norme stabilite dal paese di arrivo. Mentre la letteratura giuridica e politologica si è concentrata prevalentemente sul rapporto con i paesi non comunitari e sugli sviluppi avvenuti nell’ultimo quarto di secolo, questo studio intende mostrare come le attuali pratiche europee di esternalizzazione siano cominciate alla metà degli anni Ottanta e come i paesi della periferia meridionale della Comunità Europea (CE) abbiano fatto da apripista rispetto a questo processo. Questa ricerca, inoltre, mostra come i sistemi di Schengen e di Dublino, ancora alla base della politica migratoria e di asilo europea, fossero essenzialmente mossi da una logica di “esternalizzazione interna”, che è stata poi ampliata fino a ricomprendere paesi europei, asiatici e, soprattutto, africani sempre più esterni rispetto alla CE e, più tardi, all’Unione Europea.

This article reconstructs and analyses the origins of the European policy of externalizing border control, understood as a strategy of involving countries of origin and transit in the management of flows of migrants and asylum seekers and in counteracting irregular immigration, understood as the entry or stay of foreign nationals in violation of the rules set by the country of arrival. While the legal and political literature has mainly focused on the relationship with non-EU countries and the developments that have taken place over the last quarter of a century, this study shows how current European externalization practices began in the mid-1980s and how the countries on the southern periphery of the European Community (EC) have led the way in this process. Moreover, this research shows how the Schengen and Dublin systems, which still form the basis of European migration and asylum policy, were essentially driven by a logic of ‘internal externalization’, which then expanded to include European, Asian and, above all, African countries increasingly external to the EC and, later, the European Union (EU).

Enrico Berlinguer, La pace al primo posto. Scritti e discorsi di politica internazionale (1972-1984)

La raccolta degli scritti e degli interventi di Enrico Berlinguer dedicati al tema della pace, curata da Alessandro Höbel, esce con tempestività nel momento in cui si combatte un’altra guerra in Europa. Dalla lettura dei testi emerge come per Berlinguer il nesso tra politica estera e politica interna fosse centrale, e la pace fosse pensata come la condizione di un nuovo modello di sviluppo su scala mondiale. Dalla rivendicazione di autonomia dall’URSS per la costruzione di una “via italiana al socialismo”, alla elaborazione di un’idea di austerità intesa come giustizia sociale nel rapporto tra Nord e Sud del mondo, fino alla battaglia contro l’installazione degli euromissili, possiamo ben dire che per Berlinguer la pace veniva prima di tutto. La raccolta è aperta da una sapiente introduzione del curatore, che interviene anche in premessa a ogni capitolo per inquadrare storicamente il momento in cui il discorso o l’articolo veniva pronunciato o scritto.

The collection of Enrico Berlinguer’s writings and speeches on the subject of peace, edited by Alessandro Höbel, comes out in a timely manner when another war is being fought in Europe. Reading the texts makes it clear that in Berlinguer’s thought and action the link between foreign and domestic policy was central, and peace was seen as the condition for a new model of development on a global scale. Starting from the claim of autonomy from USSR in regard to the construction of an ‘Italian way to socialism’, to the elaboration of an idea of austerity understood as social justice in the relationship between North and South of the world, to the battle against the installation of the Euro-missiles, we can well say that for Berlinguer peace came first. The collection is opened by a skilful introduction by the editor, who also intervenes in the foreword to each chapter to historically frame the moment in which the speech or article was delivered or written.

Alcune osservazioni sulla International Convention on Maritime Search and Rescue e Frontex

La International Convention on Maritime Search and Rescue (with Annex) del 1979 ha istituito un sistema internazionale avente ad oggetto le operazioni di ricerca e salvataggio marittimo. Frontex è l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera che ad oggi svolge un ruolo essenziale anche nelle attività di ricerca e salvataggio marittimo dell’Unione europea. Per tali motivi, questo contributo analizza se e in che misura la International Convention on Maritime Search and Rescue (with Annex) sia applicabile alle attività di Frontex ad essa correlate. In primo luogo, saranno esaminate le origini di tale Convenzione e le seguenti modifiche ad essa apportate, nonché il ruolo e i compiti di Frontex nell’ambito della ricerca e soccorso marittimo. Verranno quindi valutati i Regolamenti dell’Unione europea che disciplinano le attività di Frontex, in relazione alla International Convention on Maritime Search and Rescue. Infine, verrà preso in considerazione il caso ‘Adriana’, in modo da avere un riscontro nella prassi delle problematiche passate in rassegna.

The 1979 International Convention on Maritime Search and Rescue (with Annex) established an international system covering maritime search and rescue operations. Frontex is the European Border and Coast Guard Agency which nowadays plays a significant role also in European Union maritime search and rescue activities. For such reasons, this paper surveys if and how far the International Convention on Maritime Search and Rescue (with Annex) is applicable to Frontex maritime search and rescue activities. Firstly, the origins and the following amendments of such Convention will be reviewed, along with the key role and tasks of Frontex in the maritime search and rescue fields. Secondly, the European Union Regulations about Frontex will be analysed in relation to the International Convention on Maritime Search and Rescue. Lastly, the ‘Adriana’ case will be considered, in order to see the surveyed issues in praxis.

Territori capacitanti: nuovi percorsi per affrontare i rischi sociali derivanti da stressor ambientali

Il presente lavoro presenta un ’analisi de lle interconnessioni tra rischi economici, sociali e ambientali e individua “percorsi capacitanti”, al fine di anticipare, affrontare, gestire, recuperare e adattarsi alle ripercussioni avverse derivanti da rischi ambientali . Per individuare percorsi capacitanti, è stato adottato un approccio metodologico basato sullo studio di caso, concentrando l’attenzione sulle specificit à della regione Emilia-Romagna, scelta a seguito del rischio ambientale reso evidente dall’alluvione del maggio 2023. La metodologia integra l’analisi di dati statistici secondari con cinque interviste semi-strutturate condotte con informatori qualificati. Ciò ha consentito di esplorare in profondit à i rischi economici, sociali e ambientali, nonch é le risorse di cui dispongono individui e comunit à. L’analisi delle testimonianze ha messo in luce il ruolo fondamentale della partecipazione attiva attraverso gruppi organizzati nell’incremento delle capacit à sociali per contrastare i rischi provenienti da eventi climatici estremi. I comitati cittadini presi in esame non solo forniscono un supporto immediato e tangibile di varia natura, ma svolgono anche una funzione cruciale nella riaffermazione della coesione sociale in periodi di crisi.

The present work consists of an analysis of the interconnections between economic, social, and environmental risks, identifying capacitating pathways to anticipate, address, manage, recover from, and adapt to adverse repercussions resulting from environmental risks. To identify capacitating pathways, a methodological approach based on a case study has been adopted, focusing on the specificities of the Emilia-Romagna region, chosen due to the environmental risk of the May 2023 flood. The methodology integrates the analysis of secondary statistical data with five semi-structured interviews conducted with qualified informants. This allows for an in-depth exploration of economic, social, and environmental risks, as well as the resources available to individuals and communities. The analysis of testimonies has highlighted the fundamental role of active participation through organized groups in increasing social capacities to counter risks from extreme weather events. The examined citizen committees not only provide immediate and tangible support but also play a crucial role in reaffirming social cohesion during periods of crisis.

Addressing the relationship between climate, justice, and conflict: towards a peace-oriented transition?

Il cambiamento climatico (CC) è un fattore scatenante di numerosi disastri ambientali e di fenomeni meteorologici estremi, che si intensificano progressivamente con l’aumento della temperatura media del pianeta. Le conseguenze di questi eventi hanno un impatto diverso sulle popolazioni, evidenziando una serie di ingiustizie e disuguaglianze, oltre a favorire il verificarsi di conflitti violenti. Il CC, quindi, oltre che una crisi ambientale diffusa, appare anche come una questione di sicurezza internazionale (e nazionale). L’analisi proposta in questo articolo, quindi, ricostruisce la relazione tra clima, giustizia e conflitto, sostenendo che per raggiungere un futuro neutrale dal punto di vista climatico è necessario promuovere una transizione orientata alla pace. In questo scenario, il diritto emerge come strumento fondamentale, soprattutto attraverso la promozione di cause climatiche – come l’ agenda verde brasiliana, che viene esaminata come caso di studio. Nell’articolo si sostiene che il percorso verso una società più sostenibile e capace di affrontare i cambiamenti in corso deve essere orientato da una prospettiva di giustizia climatica: per garantire la resilienza e promuovere la pace ambientale, tutti i popoli dovrebbero essere inclusi come parte attiva della transizione.

Climate change (CC) is a triggering factor for several environmental disasters and extreme phenomena, which progressively intensify as the planet’s temperature rises. The consequences of these events impact populations differently, highlighting a series of injustices and inequalities, in addition to potentiating the occurrence of violent conflicts. CC, therefore, in addition to a widespread environmental crisis, appears – as well – as a matter of international (and national) security. The analysis proposed, hence, traces the relationship between climate, justice, and conflict, arguing that for achieving a climate neutral future, it is necessary to promote a peace-oriented transition. In this scenario, the legal order emerges as a fundamental instrument, especially through climate litigation actions – such as the Brazilian “green agenda”, which is examined as a case study. The article argues that the path towards a more adaptive society must be approached from a climate justice perspective: to ensure resilience and to promote environmental peace, all peoples need to be included as a part of the transformation.

The appropriation of cultural heritage expressions and its impact on identity: legal challenges that last from armed conflicts to peacetime

Questo articolo esplora la complessa relazione tra l’appropriazione di manifestazioni del patrimonio culturale – come gli oggetti culturali – e la conservazione dell’identità di un popolo, affrontando le sfide poste sia in periodi di conflitti armati che in scenari di pace. Il documento esamina l’evoluzione storica dei quadri giuridici internazionali volti a proteggere il patrimonio culturale, concentrandosi sugli strumenti chiave pertinenti al regime giuridico dell’UNESCO e ponendo l’accento sugli oggetti culturali. Il documento evidenzia come il saccheggio e la distruzione di questi beni in tempo di guerra, in particolare durante le guerre mondiali, abbiano lasciato un’eredità duratura di perdite culturali. Inoltre, analizza le sfide che continuano a porsi nella protezione delle espressioni del patrimonio culturale in tempo di pace, dove persistono il traffico illecito e l’appropriazione illegale di oggetti culturali. Attraverso questa analisi, l’articolo fa luce sui dilemmi etici e legali che circondano la restituzione, sottolineando l’importanza di riconoscere le diverse espressioni del patrimonio culturale come aspetti fondamentali dell’identità e della riparazione. L’articolo si conclude affrontando il ruolo di organizzazioni internazionali come l’UNESCO nel promuovere un dialogo globale sulla restituzione culturale, evidenziando la necessità di un approccio equilibrato per preservare l’integrità fisica e culturale del patrimonio in un mondo sempre più globalizzato. Lo studio mantiene un carattere prevalentemente giuridico e poggia su un solido punto di vista teorico, basato sull’analisi della bibliografia e dei documenti internazionali.

This article explores the complex relationship between the appropriation of cultural heritage manifestations – such as cultural objects – and the preservation of a people’s identity, addressing the challenges posed both in periods of armed conflicts and in peacetime scenarios. It examines the historical evolution of international legal frameworks designed to protect cultural heritage, focusing on key instruments pertinent to the UNESCO legal regime and with emphasis to cultural objects. The paper highlights how the looting and the destruction of these assets during wartime, particularly during the World Wars, have left a lasting legacy of cultural loss. It also investigates the continuing challenges of protecting cultural heritage expressions in peacetime, where illicit trafficking and the illegal appropriation of cultural objects persist. Through this analysis, the article sheds light on the ethical and legal dilemmas surrounding restitution, emphasising the importance of recognising diverse cultural heritage expressions as fundamental aspects of identity and reparation. It concludes by addressing the role of international organisations such as UNESCO in fostering a global dialogue on cultural restitution, highlighting the need for a balanced approach to preserving both the physical and cultural integrity of heritage in an increasingly globalised world. The study maintains a primarily legal character and rests on a firm theoretical standpoint, based on the analysis of bibliography and international documents.

Tortura e violenza di Stato lungo le rotte balcaniche: testimonianze di respingimenti illegali sul confine croato-bosniaco

Questo articolo esplora le complesse dinamiche della mobilità internazionale lungo le rotte balcaniche, analizzando le ripercussioni delle politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione Europea sulle esperienze vissute dai migranti. Attraverso un approccio etnografico fondato sull’osservazione partecipante e sul lavoro sul campo condotto in collaborazione con un movimento indipendente in Bosnia-Erzegovina, lo studio dimostra come i confini operino non soltanto come demarcazioni territoriali, ma anche come costrutti politici, sociali e di classe. Le testimonianze dirette raccolte rivelano pratiche sistematiche di respingimenti e violenze alle frontiere, inclusi casi di tortura e trattamenti disumanizzanti lungo il confine croato-bosniaco. L’articolo avanza inoltre riflessioni sociologiche sul nesso tra violenza di Stato e controllo dei confini, nonché considerazioni politiche in merito alle responsabilità istituzionali nella gestione delle frontiere esterne dell’UE.

This article examines the complex realities of international mobility along the Balkan routes, focusing on the consequences of the European Union’s border externalisation policies for the lived experiences of people on the move. Drawing on an ethnographic approach grounded in participant observation and fieldwork conducted with an independent movement in Bosnia-Herzegovina, the study explores how borders function not merely as geographic demarcations but also as political, social, and class constructs. Firsthand testimonies reveal systematic pushbacks and border violence, including the widespread use of torture and dehumanising practices on the CroatianBosnian border. The article further offers sociological reflections on the concept of state and border violence, alongside political considerations regarding accountability in the management of the EU’s external borders.

Il ricongiungimento familiare per i minori stranieri non accompagnati. Un diritto solo sulla carta?

Il contributo intende analizzare il tema del ricongiungimento familiare per i minori stranieri non accompagnati (MSNA), affrontando le principali criticità della normativa italiana ed europea. In particolare, si esamina l’applicazione pratica delle disposizioni previste dalla Legge 47/2017 e dal Regolamento Dublino III. Si vuole evidenziare la complessità della procedura di ricongiungimento, aggravata dalla mancanza di protocolli omogenei e dalla frammentazione delle competenze tra diverse autorità. Inoltre, si sottolinea la necessità di percorsi di formazione per i tutori volontari e per gli operatori del settore, al fine di migliorare la gestione dei casi e garantire il superiore interesse del minore. L’analisi suggerisce un maggiore coordinamento tra istituzioni e servizi, per garantire un’efficace tutela dei diritti dei MSNA.

This contribution examines the issue of family reunification for Unaccompanied Foreign Minors (UFMs), focusing on the key challenges in Italian and European legislation. Specifically, it analyzes the implementation of Law No. 47/2017 and the Dublin III Regulation, highlighting the procedural complexities arising from the absence of standardized protocols and the fragmented responsibilities among different authorities. The study underscores the need for enhanced training programs for voluntary guardians and professionals in the sector to improve case management and ensure the minors’ best interests. Ultimately, the analysis calls for stronger institutional coordination and more efficient service integration to guarantee the effective protection of UFMs’ rights.

Andare oltre la vendetta. Una lettura critica della giustizia riparativa

La crisi del paradigma moderno di giustizia ha fatto emergere una nuova imago Iustitiæ: quella riparativa. In questo saggio vengono analizzate alcune traiettorie genealogiche che soggiacciono a questo nuovo modello che ha fatto la sua apparizione teorica negli anni Ottanta del XX secolo. L’analisi esplora la giustizia riparativa nei termini di un approccio teorico e pratico radicalmente differente rispetto alla funzione meramente retributiva della pena. Essa, infatti, è orientata verso la ricucitura e la ricomposizione dei legami relazionali e sociali, mettendo al centro la figura della vittima. Nel saggio, in particolare vengono ricostruite due possibili traiettorie, che seppur collaterali, aiutano a complessificare il fenomeno della giustizia riparativa. In primo luogo, attraverso la letteratura femminista sulla vulnerabilità si delinea una nozione di vittima intrecciata alla rivoluzione della giustizia riparativa. Secondariamente, viene rintracciato il rapporto tra governamentalità neoliberale e giustizia riparativa.

La crisi del paradigma moderno di giustizia ha fatto emergere una nuova imago Iustitiæ: quella riparativa. In questo saggio vengono analizzate alcune traiettorie genealogiche che soggiacciono a questo nuovo modello che ha fatto la sua apparizione teorica negli anni Ottanta del XX secolo. L’analisi esplora la giustizia riparativa nei termini di un approccio teorico e pratico radicalmente differente rispetto alla funzione meramente retributiva della pena. Essa, infatti, è orientata verso la ricucitura e la ricomposizione dei legami relazionali e sociali, mettendo al centro la figura della vittima. Nel saggio, in particolare vengono ricostruite due possibili traiettorie, che seppur collaterali, aiutano a complessificare il fenomeno della giustizia riparativa. In primo luogo, attraverso la letteratura femminista sulla vulnerabilità si delinea una nozione di vittima intrecciata alla rivoluzione della giustizia riparativa. Secondariamente, viene rintracciato il rapporto tra governamentalità neoliberale e giustizia riparativa.