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È già troppo tardi? Analisi e proposte minime per uscire dall’emergenza carceri in Italia

Per ben 38 volte dall’inizio dell’anno ad oggi abbiamo aspettato che fosse troppo tardi. Tardi per intervenire. In tempo solo per raccontare e tentare di riflettere. Spesso non si fa neppure quello: un suicidio in carcere (Ristretti Orizzonti, 2010) merita al massimo qualche riga sui giornali, articoli quasi identici che si ripetono e che ormai non stupiscono più, ammesso che abbiano mai stupito. Siamo di fronte ad un vero e proprio paradosso: mentre il numero dei cosiddetti “eventi critici” in ambito penitenziario (suicidi, morti per malattia o per cause “ignote”, atti di autolesionismo, maltrattamenti) cresce inesorabilmente, si ha la sensazione disarmante che l’indignazione ceda il passo all’abitudine e, dunque, all’indifferenza o alla rassegnazione. La questione dei suicidi è solo uno dei tanti temi, per quanto forse il più emblematico, da cui partire per analizzare la situazione delle carceri in Italia: un problema che, nonostante l’indubbia urgenza e complessità che lo caratterizza, non sembra mai degno di occupare seriamente i primi posti nell’agenda politica nazionale. Come possiamo affrontare il tema con la dovuta serietà? […]

Tra mercati e informalità: il bivio del Sudafrica

La realtà del Sudafrica è una delle più complesse dell’intero continente tanto da rappresentare una evidente anomalia rispetto al quadro africano. Da numerosi osservatori è inserito nella lista dei futuri paesi emergenti, quelli che si affiancheranno a Cina, India, Brasile e Russia. Molte proiezioni lo collocano, insieme a Messico, Indonesia e Turchia, ai primi posti nelle future graduatorie di incremento del PIL e non solo. Con una popolazione ormai vicina ai 50 milioni di abitanti, dovrebbe registrare una crescita media annua dal 2010 al 2050 del 4,28%, un risultato decisamente significativo e in parte reso credibile dai dati più recenti; il Sudafrica, dopo essere cresciuto dal 1998 ad una media del 6% l’anno, sta attraversando la crisi mondiale con un aumento del Pil vicino al 2% nel 2009 e del 2,3% nel 2010, continuando a rappresentare da solo oltre il 40% della ricchezza di tutta l’Africa subsahariana. […]

Gloria Germani, “Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi”, Longanesi, Milano, 2008; e Pankaj Mishra, “La fine della sofferenza”, Guanda, Parma, 2006

Andati in amicizia alle “Case paradiso” di Maresca, abbiamo saputo che il sapore della farina di castagne raccolte nel bosco vicino era dovuto all’accurata cernita dei frutti, ma anche alla preparazione tradizionale compiuta nel seccatoio della vicina Orsigna, con la conclusione del processo nel mulino a pietra di quella larga valle, così ricca d’acqua. Forse la cultura silvo-contadina è il segreto che spiega perché Orsigna, nel retroterra montagnoso di Pistoia, sia stata scelta come soggiorno estivo da molte famiglie fiorentine, come quella dei Terzani. Immediata è venuta in mente l’idea di realizzare un desiderio coltivato da tempo: visitare il paesino dove Tiziano Terzani ha trascorso l’ultima parte della sua vita. Perché? Per condividere quanto lui aveva negli occhi davanti alla sua gompa, la piccola capanna da meditazione costruita con le sue mani sotto i castagni di fronte al paese. In quella gompa aveva assaporato il tempo che gli stava davanti, nel corso della lunga agonia provocata da un carcinoma. Tutto sommato, una fine di dolore ma sopportata in serenità, come attestato dal libro scritto col figlio Folco. […]

Kendall Thomas, Gianfrancesco Zanetti, a cura di, “Legge, razza e diritti. La Critical Race Theory negli Stati Uniti”, Diabasis, Reggio Emilia, 2005

Nella misura in cui il discorso sulla razza satura l’intero campo sociale e politico, non può fare a meno di coinvolgere o sottomettere tutti coloro che appartengono a esso come soggetti di un’ideologia razziale (we’re all raced): siamo tutti situati in un’ideologia razziale, in modi che neppure il più astratto e formale discorso analitico può cancellare . Kendall Thomas. […]

Il futuro delle nostre città

La previsione di quello che sarà il futuro delle città italiane, delle città europee in generale, passa necessariamente dal riconoscimento dei mutamenti che la nostra società ha subito e continuerà a subire per effetto di strategie economiche di respiro più o meno ampio. Questi mutamenti di carattere economico coinvolgono la popolazione attualmente residente negli ambiti urbani e, in prospettiva, comporteranno modificazioni di questi ambiti attraverso eventi che, nonostante ciò che ne pensino i nostri politici, solo in piccola parte sarà possibile, anche volendolo, contrastare. A questa previsione non fa eccezione la città di Pisa. La lettura degli obiettivi generali che l’attuale amministrazione comunale pisana si pone, riportati nel documento urbanistico più importante e di più recente approvazione, ovvero la Varante al regolamento urbanistico – lo strumento che, insieme al piano strutturale, regola il presente e il futuro del territorio comunale – dà un’idea chiara dei limiti che l’attuale concezione dell’urbanistica porta con sé e delle ripercussioni che questa concezione avrà sulla nostra vita nei prossimi anni. […]

Helen Caldicott, “Il nucleare non è la risposta”, Gammarò Editori, Sestri Levante, 2010

È stata pubblicata di recente la traduzione italiana del libro del medico australiano Helen Caldicott dedicato alla questione del nucleare, uscito nel 2006 presso la Newton Press di New York. La Caldicott è diventata una delle maggiori attiviste antinucleari del suo paese e del mondo dopo aver esercitato per alcuni anni la professione di pediatra, esperienza che si è rivelata fondamentale per il suo impegno civile a partire dall’esame di diversi bambini esposti agli effetti di Cernobyl. In Italia la grande stampa sostiene più o meno apertamente la scelta dell’attuale governo di superare il blocco del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico, blocco sancito dal referendum abrogativo dell’8-9 novembre 1987. Anche per questa ragione il libro della Caldicott si rivela prezioso e da diffondere: per rompere l’accerchiamento mediatico e in parte anche accademico intorno alla questione. Il libro si compone di dieci ben documentati capitoli, che sviluppano la tesi centrale dell’autrice: la sostanziale falsità dei principali argomenti indirizzati ad un’opinione pubblica preoccupata dalla prospettiva dell’esaurimento e dall’impatto ambientale delle fonti energetiche tradizionali di natura fossile. Ci si impegna dunque a smentire l’interessata affermazione che questa modalità di produrre energia sia efficiente e sicura e non produca gas-serra o emissioni nocive. […]

Ugo Mattei, Laura Nader, “Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali”, Bruno Mondadori, Milano, 2010

Il saccheggio è un libro interessante e coraggioso, che affronta i temi del colonialismo e dell’imperialismo contemporanei dal punto di vista del ruolo che il diritto svolge in questi processi. Il dato di partenza che guida la ricerca è delineato con grande nettezza: “il diritto è stato ed è tuttora utilizzato per amministrare, sanzionare e soprattutto giustificare la conquista e il saccheggio occidentale”. Proprio questo continuo e mai interrotto saccheggio – già magistralmente descritto da Edoardo Galeano nel suo libro Le vene aperte dell’America Latina – è alla base della massiccia disuguaglianza globale attuale. Questo saccheggio è stato giustificato attraverso la potente retorica della legalità: ma un simile “progetto di dominazione avvolto nella retorica della legalità non può che costruire una poderosa costruzione di egemonia, persuadendo le vittime della benevolenza dei predoni”. In questo modo, “senza alcun pudore si finge di esportare legalità in Afghanistan e in Iraq, mentre se ne esporta soltanto un regime, complice del saccheggio delle multinazionali, legittimato dalla legge del più forte pure nei suoi episodi più cruenti (l’anno 20101 si è inaugurato con la notizia dell’assoluzione, basata su un formalismo processuale, ad opera di una Corte federale statunitense, dei mercenari della Blackwaters responsabili del massacro di 17 civili iracheni)”. […]

L’unica democrazia del Medio Oriente

Lo scorso settembre l’evento principale riguardo al conflitto israelo-palestinese è stato la ripresa dei cosiddetti negoziati di pace, sotto gli auspici del presidente Obama. Un evento che ha avuto le prime pagine della stampa italiana e internazionale, e che continua a essere seguito con grande attenzione. Pochissima invece l’attenzione per un episodio minore, ma non per questo irrilevante, che ha a che vedere con il boicottaggio dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, e riguarda in particolare l’insediamento di Ariel. Si tratta di uno dei più grossi e popolati insediamenti della zona, progettato nel 1978 con l’obiettivo di penetrare profondamente nella Cisgiordania, separando il nord dal centro. La cittadina conta oltre 17.000 abitanti e dista circa 16,5 km dalla “Linea verde”, ossia la linea di demarcazione fissata dagli accordi d’armistizio del 1949 fra Israele e i Paesi arabi confinanti (Libano, Siria, Giordania ed Egitto) e che separa il territorio israeliano dai territori occupati dopo la Guerra dei sei giorni del 1967. Il muro che divide l’insediamento dal resto della Cisgiordania è lungo 114 km e contiene al suo interno 120.000 dunum di terra (corrispondenti a circa 12.000 ettari) espropriata ai palestinesi. […]

Intervista a Priscila Facina Monnerat, Movimento Sem Terra

Lunedì 15 novembre 2010 Priscila Facina Monnerat, esponente del Movimento Sem Terra, ha partecipato a Pisa ad alcune iniziative organizzate dall’associazione Fratelli dell’Uomo insieme al corso di laurea in Scienze per la Pace. Prima un seminario alla Facoltà di Ingegneria su “Questione Ambientale e sovranità alimentare in Brasile”, poi un dibattito pubblico a Rebeldía su “Brasile: elezioni politiche e movimenti sociali”. ScienzaePace le ha posto alcune domande: sul suo lavoro e sulle campagne della sua organizzazione, sulla situazione sociale in Brasile dopo il lungo governo Lula, sulle prospettive aperte dall’elezione di Dilma Rousseff, sul futuro dei movimenti sociali per la terra e del loro rapporto con i contesti urbani. Dall’intervista emerge con forza tutto il potere di cambiamento insito nelle pratiche di “auto-organizzazione dal basso” e in una modalità di rapporti sempre critici ed autonomi verso i partiti, compresi quelli “progressisti” e di “sinistra”. […]

Accogliere, promuovere e mediare: il “Progetto Homeless” a Pisa

Quando una comunità locale si confronta in modo diretto con le problematiche legate all’accoglienza di chi vive in stato di grave marginalità, si registra spesso un incremento delle tensioni e il bisogno di riscrivere gli equilibri che determinano la qualità della vita. A partire dal caso del Progetto Homeless che, nella città di Pisa, mira all’inclusione delle persone senza dimora, è possibile chiarire come il ricorso a strumenti di cittadinanza attiva e ad un sistema di interventi di mediazione sociale contribuisca in modo positivo ad accrescere il senso di corresponsabilità. Il Progetto Homeless nel suo complesso intende promuovere il diritto di cittadinanza delle persone senza dimora. Più precisamente, il progetto consiste nell’asilo notturno e nel centro diurno, che erogano servizi di “bassa soglia” per rispondere ai bisogni di prima necessità (area dell’accoglienza), e nello sportello d’ascolto e nell’unità di strada, che orientano le persone verso le risorse sociali presenti sul territorio e offrono gli strumenti di base per l’avvio di percorsi di accompagnamento e di inclusione (area del segretariato sociale). Nato nel 1996 su impulso della Caritas Diocesana di Pisa, il progetto ha fin dal principio visto il coinvolgimento di diversi soggetti istituzionali (Comune di Pisa, USL 5 di Pisa e Società della Salute della Zona Pisana) che ne hanno garantito, fino ad oggi, il finanziamento. L’attuazione dei diversi interventi è stata affidata a tre cooperative sociali del territorio: Il Simbolo, Il Cerchio e Il Melograno. […]