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Il nodo strategico di Sigonella. «Interventi» in Africa e nuove tecnologie militari

Dal 1973 è una delle stazioni aeronavali chiave per gli interventi militari USA in Europa orientale, Africa, Medio Oriente e sud-est asiatico ed una delle infrastrutture estere che ha assorbito i maggiori investimenti da parte del Pentagono (poco meno di un miliardo di dollari negli ultimi 15 anni). Si tratta di Sigonella, la grande base dell’US Navy che sorge nella piana di Catania, oggi trampolino di lancio degli attacchi della coalizione internazionale a guida NATO contro le forze armate libiche fedeli a Gheddafi. Congiuntamente ad un’altra base siciliana (Trapani-Birgi), Sigonella sta funzionando da vero e proprio hub per la movimentazione di uomini, mezzi e sistemi d’arma destinati allo scacchiere di guerra libico. Operano in particolare dalla stazione aeronavale gli aerei senza pilota UAV MQ-1 Predator che il Pentagono sta utilizzando per bombardare caserme, aeroporti, postazioni radar e centri di telecomunicazione. Secondo l’International Institute for Strategic Studies (IISS) di Londra, nella base siciliana sono stati schierati due squadroni dell’US Air Force con velivoli Predator. Realizzati dalla General Atomics Aeronautical Systems Inc., i velivoli misurano 8,22 metri di lunghezza, raggiungono medie altitudini (sino a 9.000 metri sul livello del mare) e hanno un’autonomia di volo di 40 ore. I sensori ottici e i sistemi di video- sorveglianza possono individuare e fotografare qualsiasi target anche in condizioni di intensa nuvolosità. Ma più che aerei spia, i Predator sono un’arma letale in grado d’intercettare ed eliminare gli obiettivi con estrema precisione grazie ai missili aria-terra a guida laser AGM-114 Helfire di cui sono armati. […]

Pedagogia giuridica interculturale ed educazione civica cosmopolita

L’educazione civica è strettamente agganciata all’idea di cittadinanza. Formare all’agire civico evoca la partecipazione democratica, la consapevolezza civile, la titolarità dei diritti e dei doveri costituzionali, in primo luogo la libertà, l’uguaglianza, la dignità, la solidarietà. La funzione dell’educazione dovrebbe essere quella di far sviluppare nei bambini e nei giovani la consapevolezza dell’essere cittadini. Essere uomini con il diritto ad avere diritti è il codice soggettivo che ogni alunno dovrebbe portare con sé all’uscita dal percorso formativo scolastico. Un’acquisizione di tipo generativo, cioè suscettibile di canalizzare l’adattamento degli individui alla società civile, alle sue sfide come alle sue opportunità, nel solco di una convivenza ispirata ai valori repubblicani.

Osservazioni sulla nuova «mediaconciliazione»

Il recente Decreto Legislativo n. 28/2010 introduce nel nostro ordinamento strumenti di conciliazione, principalmente con l’obbiettivo di arginare la situazione di forte stallo della macchina della giustizia, caratterizzata da un enorme numero di cause che vengono decise in un tempo spesso molto – troppo – lungo. L’analisi del testo normativo si concentra sulle questioni culturali sottostanti a questo tema. La logica con cui si affrontano questo tipo di conflitti infatti è in generale di tipo “vinci-perdi” dove l’altra parte è un nemico da sconfiggere per il quale non si concepisce facilmente l’idea di comporre gli interessi di entrambi nella gestione del conflitto.

AA.VV., “World Ocean Review 2010”, Maribus gGmbH, Hamburg, 2010

È vero che l’uomo ha camminato sulla Luna e che ha mandato satelliti ad orbitare attorno alla Terra. È vero che ha scattato foto del nostro pianeta da tutte le angolazioni: abbiamo visto la Terra sorgere all’orizzonte lunare, l’abbiamo vista immersa a metà nel buio della notte e l’abbiamo vista risplendere in tutta la sua maestosa circolarità (o quasi). È anche vero che queste osservazioni ci hanno dato una comprensione più profonda di molti processi del sistema-terra, ad esempio del clima, chiarendo dove si formano le nuvole e come si muovono, che c’entra l’irradiazione con i gas serra, cos’è il buco dell’ozono. Ma è anche vero che, mentre alcuni scienziati come l’astronomo Carl Sagan hanno da tempo inaugurato l’era della caccia all’intelligenza extraterrestre, vi è una parte della superficie terrestre che giace sotto gli occhi di tutti ma che è rimasta stranamente al margine dell’attenzione di chi si occupa di processi geofisici globali. Sono gli oceani che, come sappiamo, coprono il 70% del globo e fanno della terra il “pianeta blu”. Gli oceani influenzano in maniera decisiva l’andamento del clima, come tengono a rammentarci i climatologi. Acque che sono l’habitat di innumerevoli specie animali e vegetali, come aggiungono i biologi marini. Acque che racchiudono preziosissime risorse minerarie, come sanno i geologi. E, infine, acque che subiscono le ricadute provocate dalla presenza sempre più “pesante” della specie umana sul pianeta, come rilevano gli ambientalisti. […]

Barbieri, angeli, muratori e torri. Elogio della complessità

Il presente contributo vuol proporre alcuni spunti di riflessione critica su quella che appare come un’inevitabile impasse: da un lato la necessità di fare chiarezza sul significato di parole polisemiche, come pace, giustizia, verità, specie quando queste impegnano, come nel caso dei movimenti nonviolenti, in scelte cruciali, dall’altro la difficoltà di giungere a una definizione condivisa. Una soluzione è forse possibile nella prospettiva della complessità, che considera di scarsa utilità le definizioni, specie se univoche e astratte, più proficue quelle contestualizzate, di cornice, ancor più utile il confronto sulle azioni concrete, sulle buone pratiche, sui comportamenti e le scelte quotidiane. […]

Primato dei controlli e de-localizzazione delle frontiere. Riflessioni critiche sugli Accordi di Partenariato Economico (EPAs)

La mobilità fa senz’altro parte del modo di essere e di riprodursi delle comunità umane, fin dalla loro comparsa su questo pianeta. Questo tratto quasi antropologico si scontra, nell’attuale costellazione internazionale costituita da Stati territoriali e sovrani, con l’esistenza di frontiere e dunque di controlli all’immigrazione. Questa situazione problematica ha un preciso corrispettivo a livello di diritti umani: il diritto all’emigrazione, sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, per quanto storicamente negato da alcuni stati, oggi soprattutto nord-africani (Perrin, 2008), convive e si scontra con l’assenza di un simultaneo diritto all’immigrazione. Si deve sempre poter lasciare un paese, compreso il proprio, ma non si può sempre legittimamente entrare in quello che si è scelto come propria destinazione. L’ingresso in un paese è considerato una scelta discrezionale, salvo alcuni casi specifici, che spetta alle autorità nazionali competenti nella “gestione” dell’immigrazione in arrivo. Non a caso, migration management è divenuta negli ultimi decenni un’espressione tecnica di largo utilizzo, specie nelle istituzioni internazionali come l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM). […]

Da predatore a partner commerciale: cambiamo faccia all’UE. Riflessioni critiche sugli Accordi di Partenariato Economico (EPAs)

L’Europa sta vivendo in questi anni una crisi largamente prevedibile ma di dimensioni enormi: il nostro Pil è sceso del 4% nel 2009, la nostra produzione industriale è tornata ai livelli degli anni ’90 e 23 milioni di persone, pari al 10% della nostra popolazione attiva, sono attualmente disoccupate. Tra le strategie che la Commissione europea intende mettere in campo per spingere verso “una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” c’è, nell’ambito della politica estera, quella di “agire in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e a livello bilaterale per migliorare l’accesso al mercato per le imprese dell’Unione, comprese le piccole e medie imprese, e garantire loro condizioni di parità rispetto ai nostri concorrenti esterni”. In questa cornice, non può che suonare minaccioso il buon proposito di “adoperarci con maggiore impegno per approfondire le strette relazioni di partenariato che ci legano all’Africa” (Commissione europea, 2010). […]

“Se l’Europa si riunisse un giorno…”. Intervista a Umberto Stefani

Intervista a Umberto Stefani Iniziamo con una domanda impegnativa. Nel Referendum svolto nel 2005 in Francia (paese co-fondatore della Comunità Europea) il 54,87% dei francesi ha detto no alla “Costituzione Europea” contro il 45,13% che si è pronunciato per il sì. Dopo questa battuta d’arresto in tanti, e non solo i cosiddetti “euro-scettici”, hanno guardato con crescente dubbio al futuro di un’Europa “politica” unita, quasi che al modello di un’Unione economico-burocratica non ci fossero alternative. Oggi, la risposta collettiva alla crisi finanziaria segnala forse un’inversione di tendenza, ma si ha sempre la percezione di un deficit della politica nel governare democraticamente l’unificazione monetaria ed economica. Come si spiega questa situazione? […]

Dal Trattato Costituzionale al Trattato di Riforma. Considerazioni sul recente “processo costituente” dell’Unione Europea

L’accidentato “processo costituente” europeo Dopo la bocciatura alle consultazioni referendarie in Olanda e in Francia del Trattato Costituzionale – alla lettera, del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa – in molti hanno parlato di “fallimento costituzionale” dell’Europa. Certamente, dopo la bocciatura popolare del nuovo trattato, elaborato faticosamente tra il 2002 e il 2004, era necessario un periodo di riflessione: l’Unione Europea avrebbe dovuto ripensare e in parte ridimensionare le proprie ambizioni costituenti. Un input importante in questo senso è venuto dalla Germania con la Dichiarazione di Berlino, adottata il 25 marzo 2007 da tutti gli Stati membri, in cui si riaffermava la volontà di raggiungere un accordo su un nuovo trattato entro il 2009. Già il 21 giugno il Consiglio Europeo si è riunito a Bruxelles e, alla fine dei negoziati, ha dato mandato alla Conferenza intergovernativa (CIG) – la sede istituzionale prevista per la revisione dei Trattati – di elaborare un nuovo testo. […]

Unioni gay in Italia. Prospettive aperte dalla sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale

Sono passati ormai più di tre mesi dalla pubblicazione della sentenza n. 138/2010 con cui la Corte Costituzionale italiana si è pronunciata, escludendola, sulla possibile incostituzionalità delle norme del Codice civile (artt. 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143 bis, 156 bis) che, nella loro interpretazione sistematica ovvero non in ragione della lettera della norma bensì in ragione di alcuni riferimenti in essa contenuti, non riconoscerebbero alle coppie dello stesso sesso il diritto di contrarre matrimonio. Nell’ordinamento vigente, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è né previsto né vietato espressamente. I citati articoli del Codice, infatti, non indicano espressamente la differenza di sesso tra i requisiti per contrarre matrimonio, per quanto si riferiscano al “marito” e alla “moglie” come “attori” della celebrazione (artt. 107 e 108), protagonisti del rapporto coniugale (artt. 143 e seguenti) e autori della generazione (artt. 231 e seguenti). […]