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I pacifisti e la rivolta libica

“In questi giorni mi domando con crescente angoscia: perché sinistre, movimenti, sindacati, centri sociali, pacifisti e società civile variamente attiva sembrano più che altro indifferenti a quel che sta avvenendo in Libia?”. Così inizia un articolo di Pierluigi Sullo pubblicato il 7 marzo su Democrazia Km Zero. Già Walter Veltroni, secondo quanto riportato dal Sole24Ore del giorno prima, si era chiesto polemicamente come mai nessuno scendesse in piazza al fianco dei patrioti libici: “Perché era così facile mobilitare giustamente milioni di persone contro Bush e gli americani per la guerra in Iraq e nessuno prova a riempire le piazze contro il dittatore Gheddafi?” […]

Israele/Palestina dopo Mubarak

Due fatti di politica estera sono arrivati alle prime pagine dei nostri giornali in questo inizio di anno, ed entrambi riguardano il Medio Oriente. Il primo riguarda la diffusione da parte di Al Jazeera dei cosiddetti Palestinian Papers, contenenti oltre 1600 registrazioni di incontri fra negoziatori israeliani e palestinesi, con il coinvolgimento dei mediatori USA. Il secondo riguarda la sollevazione di massa contro governi autoritari e corrotti che, iniziata in Tunisia, è arrivata in Egitto, per propagarsi poi all’Algeria, alla Libia, al Bahrein, allo Yemen. […]

Media-conciliazione. Appunti sul decreto legislativo 28/2010

Innanzitutto è opportuno cominciare dalle definizioni: mediazione e conciliazione sono la stessa cosa, o significano cose differenti? In effetti la sostanza non cambia. In entrambi i casi, si tratta di un tentativo di trovare una composizione amichevole di una controversia con l’assistenza di un terzo neutrale ed imparziale: il mediatore o conciliatore. Ma finora il legislatore italiano si era sempre pronunciato in termini di conciliazione, sia nelle fattispecie giudiziali (giudici togati e di pace, in sede contenziosa e non), che in quelle stragiudiziali (conciliazione agraria, del lavoro, presso le Camere di Commercio, i Comitati Regionali per le Comunicazioni, ecc.). […]

Maurizio Simoncelli (a cura di), “La minaccia nucleare. L’occidente, l’oriente e la proliferazione alle soglie del XXI secolo”, Ediesse, Roma, 2007

Il volume pubblicato nella collana Materiali di pace curata dall’Archivio Disarmo, Istituto di Ricerche Internazionali fondato nel 1982 e riconosciuto dall’ONU e dal Ministero degli Affari Esteri, contiene un agile ma rigoroso approfondimento della questione nucleare. L’approfondimento si snoda attraverso tre capitoli: Il dilemma nucleare (di Maurizio Simoncelli, che è anche curatore del volume); Il pericolo nucleare (di Rosa Massimo); L’arma nucleare del Medio Oriente (di Francesca Dottarelli). […]

La cultura dei rifiuti

La nostra cultura dei rifiuti è un indice dello scarso impiego sociale della chimica, e dimostra come discipline diversissime, quali l’architettura, l’urbanistica e l’economia, procedano per strade poco interessate alla salvaguardia del bene ambientale. Dobbiamo partire da conoscenze generali, organizzarle in discorso teorico e poi nella prassi conseguente. Nella nostra civiltà neppure dovremmo pensare ai rifiuti. Proprio la chimica, con i suoi limiti, dovrebbe ricordarci le leggi di conservazione di materia ed energia: “nulla si crea e nulla si distrugge, ogni corpo si può solo trasformare”. La produzione di un bene per finalità di commercio e consumo, con annessi imballaggi che consumano risorse naturali e creano pesanti rifiuti da smaltire, è un problema industriale che andrebbe considerato e affrontato all’origine. […]

La difficile lezione di Fukushima

L’incidente nucleare di Fukushima è un fatto indiscutibile, di una drammaticità sconvolgente, nel quadro spaventoso del disastro che le forze della natura hanno scatenato intorno alla centrale e che ha provocato ed aggravato l’evoluzione incidentale. Quanto successo irrompe nell’eterno dibattito sul nucleare: gli effetti sulla popolazione non sono stati irrilevanti come a Three Mile Island (USA) nel 1979, i reattori non sono stati costruiti e gestiti fuori dai criteri di sicurezza occidentali come a Chernobyl (URSS) nel 1986. Stiamo parlando della migliore tecnologia nucleare, sia pure datata anni ‘70, adottata da uno dei Paesi meglio organizzati al mondo. […]

Chiudere l’era nucleare e riparare ai suoi disastri

In via preliminare ad una più ampia discussione sul nucleare, ritengo utile affrontare innanzitutto il problema dell’Italia, che costituisce da tutti i punti di vista un caso peculiare nello scenario internazionale. Occorre in primo luogo sfatare un luogo comune secondo cui il nostro paese non è in grado di coprire il proprio fabbisogno di elettricità, tant’è vero – si ricorda spesso – che deve importarla dalla Francia, che la produce a costi minori proprio grazie al nucleare. L’Italia invece ha una potenza installata (circa 100.000 MW) quasi doppia della domanda (quella massima circa 55.000 MW, sensibilmente diminuita negli ultimi anni): la sovrapotenza di gran lunga più alta di tutti i paesi europei. Malgrado questo, negli ultimi 10 anni sono stati installati ben 22.000 MW di nuova potenza elettrica, equivalenti a 12 reattori nucleari EPR (European Pressurized Reactor) ovvero a 22 reattori AP-1000 (Advanced Passive Reactor 1000MWe). Eppure le nostre bollette non sono calate. L’utente francese paga meno di noi l’elettricità in bolletta (così come gli austriaci, che non hanno il nucleare), ma in realtà alla fine la paga più cara, perché i costi del nucleare civile (personale, impianti, materiali, amministrazione, ciclo del combustibile) sono scaricati nel militare, a sua volta finanziato dai contribuenti. […]

La rivolta in Siria: risvolti interni e regionali

Lo scorso venerdì, come da circa due mesi e mezzo a questa parte, il popolo siriano ha nuovamente dato prova di immenso coraggio, scendendo in piazza a sfidare la repressione brutale dell’esercito e dell’apparato di sicurezza governativo. I morti sono stati fino ad oggi più di mille e le persone incarcerate più di diecimila. Tolta la guerra civile che sta martoriando la Libia, si tratta della rivolta araba di questo rivoluzionario 2011 con il più alto numero di morti e feriti. Le cifre esatte, così come i dettagli sulla situazione dei detenuti, purtroppo mancano e le notizie sono frammentarie, dal momento che i giornalisti stranieri sono stati banditi, quelli siriani che provavano a dare un’informazione indipendente sono stati arrestati o messi a tacere, i social network come facebook – il cui utilizzo era stato consentito dalle autorità soltanto ai primi di febbraio – sono costantemente controllati, e i rapporti delle organizzazioni e associazioni dei diritti umani siriane escono con estrema difficoltà dal paese. […]

Radar anti-migranti ad altissimo impatto ambientale. La nuova militarizzazione in corso sulle coste italiane

Cortei, sit-in, presidi permanenti, assemblee popolari, interrogazioni regionali e parlamentari, petizioni popolari, esposti e ricorsi al Tar. Cresce la protesta di cittadini e associazioni ambientaliste contro l’installazione in alcune riserve naturali di Puglia, Sardegna e Sicilia dei famigerati radar anti- migranti EL/M-2226 ACSR prodotti dall’azienda israeliana Elta System. I potenti sensori sono stati acquistati dalla Guardia di Finanza grazie alle risorse del Fondo europeo per le frontiere esterne, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, e costituiranno l’ossatura della nuova Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera che sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni della forza armata per individuare e respingere le imbarcazioni di migranti di piccole dimensioni. Un affare di varie decine di milioni di euro per il complesso militare industriale israeliano e per la società romana Almaviva (già Finsiel), scelta d’imperio dal Comando della Gdf per approntare i siti e posare i tralicci radar. […]

Quirra. Dall’oblio alle indagini della Procura

Oggi, di Quirra e dei tumori della gente che ci abita, ne parlano tutti. Il caso del poligono interforze che imbriglia ed inquina una grande fetta di Sardegna, e uno spazio sterminato di mare, è diventato finalmente una notizia da prima pagina. Almeno tre fattori determinanti hanno consentito che la consapevolezza del problema militare assumesse una portata collettiva, fino a suscitare un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica. Il primo è costituito dalla nuova lotta antimilitarista in Sardegna, capace di riaprire un dibattito pubblico sulla presenza bellica nell’isola, di ricostruire un movimento e di attivare una circolazione delle informazioni dal basso come forse mai accaduto prima. Il secondo fattore è il coraggio di un medico, Antonio Pili, dal 1997 al 2002 sindaco di Villaputzu paese confinante con la base. Terzo tassello decisivo è la testimonianza dei familiari delle vittime del poligono, baluardo contro le mistificazioni e la rassegnazione. […]