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Cluster bombs: dall’impiego alla messa al bando

Le bombe a grappolo (cluster munition, o anche cluster bomb) sono ordigni esplosivi che spargono altri ordigni più piccoli (bomblet o sub-munition, bombette o sub-munizioni) progettati in genere per colpire persone o veicoli nemici. Altre armi della stessa classe possono essere invece predisposte per rendere inutilizzabili piste d’atterraggio, linee elettriche, o anche per disperdere armi chimiche o biologiche. Al di là di un giudizio sul loro uso strettamente militare, i danni provocati alle popolazioni civili durante, e soprattutto dopo, un attacco sono enormi a causa della disseminazione di numerosi ordigni inesplosi su vaste aree. Durante l’attacco queste armi producono effetti indiscriminati se usate in aree popolate, ma l’aspetto forse più grave è che le bomblet inesplose, al pari delle mine anti- persona, continuano poi a uccidere e mutilare civili per lungo tempo dopo che il conflitto è terminato. D’altra parte, come è noto, localizzare ed eliminare tali sub-munizioni è difficile e molto costoso. […]

10 years after 9/11: Reconsidering dangerous assumptions through the Arab Revolutions

The September 11, 2001 events brought with their sorrow also a drastic reconfiguration of international security’s top priorities. In the aftermath of the September 11 events the new global enemy was Islamist terrorism, Arab countries were its natural stronghold, and Muslims quickly became the ‘risk- group’ to be kept under control. The only possible answer to the ‘devil of terrorism’ was violence and the ‘western’ victory against it was an absolute certitude. In a very short amount of time, terrorism came to be seen as the greatest existential threat humanity was facing, Islamist terrorism was the ‘new Antichrist’, and America the nation that once again would have saved our freedoms and us all (in the ‘west’). […]

Leggere i conflitti contemporanei per costruire una società alternativa

Il 2011 è iniziato nel segno delle rivolte nel mondo arabo, seguite ora con entusiasmo ora con allarme da un’Europa destabilizzata dalla crisi e attraversata da mobilitazioni contro le politiche di austerità. In Tunisia e in Egitto le proteste sono riuscite in tempi abbastanza rapidi a sostituire i governi autoritari e corrotti in carica da decenni, avviando una faticosa stagione di riforme in nome di maggiore libertà e democrazia. In altri paesi, come la Siria, lo Yemen e il Bahrein, le rivolte popolari non hanno ancora trovato sbocco politico, anzi sono oggetto di repressione da parte dei governi in carica. In Libia la situazione è precipitata in un conflitto armato aperto tra fazioni pro e contro Gheddafi, queste ultime protette militarmente dalle potenze occidentali. Qual è la natura di questi movimenti di rivolta dall’esito così diverso? Si tratta di un unico grande movimento o prevalgono le differenze nazionali? […]

Palestina: quali prospettive dopo l’accordo fra Fatah e Hamas?

Quando, il 17 dicembre dello scorso anno, il venditore ambulante tunisino Mohamed Bouazizi si diede fuoco nessuno avrebbe immaginato la serie di effetti a cascata che questo gesto disperato di protesta avrebbe innescato. Meno di un mese dopo il presidente-dittatore Zine el-Abidine Ben Ali sarebbe stato costretto a lasciare il paese. E subito dopo l’incendio raggiungeva l’Egitto. Il 25 gennaio 2011 i giovani egiziani scendevano nelle strade del Cairo, iniziando una rivolta che in meno di tre settimane ha costretto un altro presidente-dittatore, Hosni Mubarak, a lasciare il potere. Una rivolta che avrà conseguenze di ben maggiore portata di quella tunisina, e questo per il ruolo chiave svolto dal Cairo in Medio Oriente e, in particolare, nei rapporti con Israele. […]

Star wars made in Sicily. Il MOUS di Niscemi, i droni di Sigonella e le nuove lotte contro la guerra

A trent’anni di distanza dalla storica mobilitazione di Comiso contro gli euro-missili nucleari, il popolo della pace è tornato in Sicilia. Ha deciso di darsi appuntamento il 25 luglio scorso a Catania per lanciare una campagna estiva e autunnale di mobilitazione. Una serie di intellettuali, docenti universitari, militanti politici e sindacali, insegnati, rappresentanti del volontariato e del mondo dell’antimafia hanno dato voce a forti timori per l’escalation dei processi di militarizzazione in atto in Sicilia, trasformata da una parte in una immensa portaerei avanzata per le operazioni di guerra dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico, dall’altra nell’ultima frontiera armata per bloccare i flussi migratori provenienti dalla sponda meridionale del Mediterraneo.

Dove sta andando la Bolivia del buen vivir?

Fratelli dell’Uomo lavora da più di 40 anni nel settore della cooperazione internazionale, basando il proprio operato sul rafforzamento del partenariato Nord/Sud. Dagli anni ‘80 lavoriamo senza personale espatriato, nella convinzione che le organizzazioni del cosiddetto “Sud del mondo” abbiano le capacità e le conoscenze per operare direttamente e, se giustamente supportate, possano essere agenti di sviluppo e di cambiamento locale molto più stabili e capillari di quanto non siano gli operatori esterni. In quest’ottica, una delle nostre azioni più importanti è quella di favorire il continuo scambio di esperienze e di conoscenze tra i due emisferi, sia per favorire la conoscenza diretta di luoghi e persone lontane, sia per costruire e rafforzare reti di sostegno sia politiche che tecniche per i nostri partner. Nel quadro di questa visione della solidarietà attiva internazionale, Fratelli dell’Uomo ha recentemente ospitato a Pisa due rappresentanti di AOPEB, un’associazione di agricoltori ecologici Boliviani. All’interno di un progetto di cooperazione decentrata cofinanziato dalla Regione Toscana intitolato “Seminiamo la Biodiversità: scambi di buone prassi in ambito agricolo”, Mary Carmen De La Cruz, segretaria generale di AOPEB e produttrice di caffè biologico, e Adolfo Flavio Valdez Laguna, responsabile dello sviluppo dei mercati di AOPEB, hanno intrapreso un fitto calendario di visite ed appuntamenti pubblici grazie al quale hanno conosciuto produttori locali toscani, esperienze di piccoli mercati, amministrazioni locali. […]

Prospettive di libertà in rete

Per riuscire a comprendere ed analizzare al meglio l’odierna situazione riguardo alla regolamentazione di internet, e quindi ai processi che hanno portato alle leggi e ai trattati internazionali in discussione in questo periodo, è importante ripercorrere in maniera più o meno cronologica i passi legislativi, statunitensi e non, dal 1998 ad oggi. È infatti nel 1998, quando gli Stati Uniti d’America decidono di emanare il DMCA (Digital Millenium Copyright Act) per implementare e rafforzare il contenuto di due trattati redatti nel 1996 dall’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale delle Nazioni Unite (WIPO), che inizia un lungo processo di censura del web. Questa legge dichiara illegale la produzione e la diffusione di strumenti, servizi o tecnologie che possono aiutare ad aggirare i meccanismi di protezione della proprietà intellettuale e criminalizza qualsiasi elusione dei suddetti meccanismi di protezione, anche se non violano esplicitamente il diritto d’autore. I vari SOPA (Stop Online Piracy Act), PIPA (Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act) e ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) non sono altro che formalizzazioni della linea introdotta dal DMCA. […]

La cultura nelle periferie dell’impero. Tagli all’istruzione e preferenze per una formazione a scarso valore aggiunto in Italia

Negli anni ‘10 del Novecento l’ingegner Frederick Winslow Taylor, il padre dell’organizzazione scientifica del lavoro, sosteneva che il lavoratore ideale doveva somigliare a Schmidt, l’operaio- ideale scelto tra altri 74 per trasportare la ghisa perché “tonto”, pieno di “spirito di sacrificio”, “non molto aperto di mente”, e così “sciocco e paziente da ricordare come forma mentis… la specie bovina”. Tanta “ottusità” risultava attraente per Taylor perché i lavoratori più “sciocchi obbediscono sempre” (Taylor 1954) anche quando non gli converrebbe. Schmidt aveva accettato, infatti, a fronte di un incremento del 60% del salario, di sobbarcarsi quasi il 400% di lavoro in più. Taylor e la sua visione appartengono al passato? Ci dicono di no le recenti cronache che arrivano dalla Fiat sull’eliminazione delle pause durante il lavoro: alla catena di montaggio, nella maggiore fabbrica italiana, si lavora con il sistema Ergo-Uas combinato con il Wcm (World class manufacturing), per cui il lavoratore non può muovere neanche un passo dalla sua postazione, durante 18 turni, sabato compreso, svolgendo almeno 120 ore di straordinario l’anno.

Smart Cities. Nuove tecnologie della comunicazione a servizio dell’inclusione sociale e della democrazia

Uno studio finanziato dalla Fondazione Rockfeller offre lo spunto per una riflessione sul ruolo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione nel disegno delle città del prossimo futuro e sulla significativa posta in gioco sul piano delle garanzie democratiche, della sostenibilità sociale/ambientale, dell’inclusione delle categorie sociali emarginate. Lo studio pone in evidenza come “il prossimo decennio sarà un periodo di rapida espansione nella fornitura di dati urbani e di un loro utilizzo sempre più sofisticato. La fornitura si espanderà come conseguenza del costo decrescente dei sensori, dei tipi di indicatori che essi permetteranno di misurare e del livello di dettaglio” (IFTF 2011). Storicamente, la nostra capacità di monitorare la città è stata limitata. Gli stessi censimenti demografici si mostrano inadeguati di fronte alle città in rapida crescita nel Sud del mondo ed ai loro enormi insediamenti informali. E, ancora, le complesse dinamiche migratorie che interessano anche le città del Nord possono fare apparire insufficienti e subito obsolete le rilevazioni censuarie periodiche in termini di capacità descrittiva dei fenomeni. […]

L’esposizione ai campi elettromagnetici nella società della comunicazione. Come salvaguardare la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini

Non li vediamo, non li sentiamo, non emanano cattivi odori eppure sappiamo che i campi elettromagnetici ci sono. Non è necessario scomodare Sherlock Holmes per accorgersi della loro presenza. Ne abbiamo le prove. Sono sufficienti, ad esempio, i telefoni cellulari che comunicano tra loro senza alcuna connessione via cavo. Ci basta pensare alle radio o ai telefoni cordless per intuire una presenza invisibile e, proprio per questo, più inquietante. Da sempre, infatti, l’essere umano è spaventato da ciò che non vede. Il buio, ancora oggi, nonostante ogni sforzo razionale, incrementa la nostra percezione del pericolo. Non per il buio in sé, ma per l’impossibilità di usare a pieno le capacità del nostro apparato visivo. Sappiamo, dunque, che i campi elettromagnetici esistono: occorre tenerne conto, come di un risvolto inevitabile della sempre maggiore connettività e dell’intensificazione globale delle comunicazioni proprie della società contemporanea. Ma come facciamo a distinguere i diversi campi, ad esempio, quelli potenzialmente dannosi e quelli innocui? Se non li vediamo, come facciamo a sapere quali sono le fonti di rischio? Partiamo da una semplice constatazione: viviamo in un mondo immerso in campi elettromagnetici, sia in ambienti domestici che lavorativi attraversati da reti di telefonia mobile, reti wireless, segnali radio e TV, segnali satellitari, elettrodotti, ecc. Ormai sembra raro trovare zone “elettrosmog free”. E allora come dobbiamo comportarci? […]