Questo studio si focalizza sulla costruzione simbolica di un’emergenza umanitaria in seguito alle migrazioni dal Nord Africa verso le coste italiane coincidenti con i rivolgimenti nel mondo arabo. Nel presente articolo vengono analizzate alcune fra le più importanti proprietà del discorso governativo italiano sulla migrazione sotto il governo Berlusconi così come espresso nelle procedure legali aventi ad oggetto l’“emergenza migratoria” e nel discorso mediatico. Il periodo di analisi va dal 17 dicembre 2010 al 12 novembre 2011, data di fine legislatura di Silvio Berlusconi. L’analisi del fenomeno della migrazione come problema di sicurezza nazionale e dei migranti come minaccia sociale, nello spirito del Critical Discourse Analysis, è contestualizzata nello specifico contesto italiano e ha come scopo quello di guardare all’“enfermement” in campi come ad uno degli effetti socio-politici del discorso, limitatamente ai cambiamenti legislativi attuati nel periodo in esame.
Author Archives: Alessia Oliverio
Sulle prospettive lavorative dei laureati in “Scienze per la pace”: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti
Perché studiare “scienze per la pace”? Qual è il valore aggiunto di un corso di laurea triennale che tratta, in forma interdisciplinare, tematiche legate al mondo della cooperazione internazionale? Quale può essere lo sbocco professionale di laureati che costruiscono nel loro percorso accademico un bagaglio culturale trasversale a diverse discipline e proprio di questa trasversalità ed eterogeneità vogliono fare il loro punto di forza? In una forma o in un altra, queste domande più che lecite sono quelle che il sottoscritto si è sentito rivolgere ripetutamente durante il proprio percorso universitario, che si è concluso a settembre 2012 con il conseguimento del titolo accademico. Vorrei, qui di seguito, provare a dare una risposta a queste o simili domande, a partire dalla mia diretta e personale esperienza lavorativa, iniziata a novembre 2013 proprio nell’ambito della cooperazione internazionale. La mia non vuole e non può essere una posizione generale, valida per tutte e tutti. È chiaro che numerosi elementi soggettivi e di casualità, legati ai differenti contesti in cui si è chiamati a vivere e ad operare rendono impossibile tracciare un percorso che sia uguale per tutti. Cercherò comunque di dare una qualche forma strutturata a quanto ho potuto riscontrare “sul campo”, quanto al valore e all’utilizzo pratico di quanto ho appreso durante il mio percorso di formazione universitaria in scienze per la pace. […]
Stephen Mosley, “Storia globale dell’ambiente”, Il Mulino, Bologna 2013.
La centralità che la questione ambientale ha assunto a partire dagli anni Sessanta del Novecento ha stimolato diverse discipline ad intraprendere nuovi campi di ricerca. In questo senso un tentativo molto stimolante, come si evince dalla lettura dell’agile volume di Stephen Mosley tradotto e pubblicato nel 2013 da Il Mulino, è quello volto a tratteggiare una storia dell’ambiente. Come ricorda l’autore nell’introduzione, gli studi storici sull’ambiente si occupano di svelare ed evidenziare il ruolo attivo della natura nei processi storici. L’ambiente, come del resto riconosciuto in molte altri settori di studio – basti ricordare il nuovo paradigma ecologico introdotto nella sociologia statunitense da Riley Catton e William Dunlap (1978) – non è semplicemente uno sfondo sul quale si svolgono le vicende storiche, ma attività umane e trasformazioni della natura sono fortemente intrecciate in un quadro di enorme complessità. […]
Federico Zappino, Lorenzo Coccoli e Marco Tabacchini, “Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti”, Mimesis, Milano-Udine, 2014.
Che cosa significa, oggi, interrogare il “lessico politico”? O meglio: che cosa implica intraprendere la via filosofica della “genealogia” per interpretare il presente, riflettendo sul linguaggio politico? Il volume a più voci curato da Federico Zappino, Lorenzo Coccoli e Marco Tabacchini, e intitolato Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti , offre possibili sentieri da percorrere per chi intende affrontare interrogativi radicali di questo tipo. Il libro apre il suo itinerario con un “preludio” scritto a sei mani. Gli autori evocano da una parte un’antica, sedicente maledizione cinese – ovvero l’augurio rivolto ai propri nemici di “vivere in tempi interessanti” – dall’altra si richiamano al filosofo Slavoj Žižek e allo storico Eric Hobsbawm, che hanno entrambi ripreso questa metafora per descrivere (il primo) gli odierni tempi di crisi economica, sociale, culturale e politica, (il secondo) la propria autobiografia novecentesca. […]
Armi nucleari russe per combustibile elettronucleare americano
Il 10 dicembre 2013 è partito da Baltimora per l’impianto di arricchimento di Paducah (Kentucky) l’ultimo carico di uranio debolmente arricchito ( Low-Enriched Uranium – LEU) prodotto per gli impianti elettronucleari americani a partire dall’uranio altamente arricchito ( Highly Enriched Uranium – HEU) estratto da testate nucleari russe, nell’ambito del programma Highly Enriched Uranium Agreement ( HEU to LEU ) noto giornalisticamente come Megatons to Megawatts . Il carico era partito via mare da San Pietroburgo il 14 novembre salutato da dignitari russi e americani. Si tratta di 40 speciali cilindri contenenti complessivamente 91 t di esafluoruro di LEU (UF 6 ) arricchito a circa il 4,4% nella componente di uranio-235 (per circa 61 t di uranio), prodotto a partire dal HEU al 90% di circa 80 testate nucleari. A Paducah il materiale viene trasformato in ossido di uranio e subisce trattamenti ulteriori preliminari alla produzione di elementi di combustibile. Il programma HEU to LEU nel corso di 18 anni ha assicurato la conversione in LEU di 500 t di HEU proveniente da circa 20.000 bombe nucleari russe con la produzione di oltre 14.000 t di LEU per le centrali elettronucleari degli USA, coprendo dagli anni 2000 circa il 45% delle loro necessità di combustibile nucleare per quasi il 10% della produzione di energia elettrica americana, e al contempo garantendo lavoro a decine di migliaia di tecnici nucleari russi. Per questi notevolissimi risultati HEU to LEU va riconosciuto come strumento cruciale per una drastica riduzione delle armi nucleari, la prevenzione della proliferazione e del terrorismo nucleari e rappresenta il principale caso economicamente significativo di riconversione di armi e impianti militari a scopo civile, oltre a costituire un importante tassello nei rapporti di collaborazione fra Russia e Stati Uniti.
Guerra e pace: il ruolo dei diritti umani e del Costa Rica
66 anni fa il Costa Rica fu vittima di una guerra civile. Quando terminò la guerra, nel 1948, il paese prese la decisione di abolire l’esercito e di abbracciare la pace nel mondo. Con questa decisione, il paese promise al suo popolo che non avrebbe più investito in armi ma piuttosto in scuole, ospedali e tutela dell’ambiente. Per questa ragione, la promozione e la tutela della pace è stata e sarà una priorità della politica estera del Costa Rica. […]
Eclissi della cooperazione dal basso? Riflessioni a margine dell’ultimo Forum della Cooperazione Internazionale
In Italia ci sono più di venti corsi di laurea in “Cooperazione allo sviluppo e pace”. Il numero rilevante di corsi di questo tipo, ormai in quasi tutte le Università italiane, indica che il tema della cooperazione ha acquisito un peso culturale notevole come corrispettivo, nella attuale storia post-coloniale, delle molte attività in tal senso che si svolgono in Italia e all’estero. Mentre tutti gli altri corsi sono di fatto circoscritti ai primi due temi – la cooperazione e lo sviluppo – il corso di laurea in “Scienze per la Pace” dell’Università di Pisa è l’unico che include e articola il tema della pace in maniera significativa. Si tratta di una scelta culturale e politica di fondo, che risponde alle tre ‘anime’ del corso di laurea: quella matematico-scientifica, quella nonviolenta (alla quale si può associare quella della democrazia e dei diritti umani) e quella della cooperazione. Secondo questa impostazione, le questioni relative alla cooperazione sono articolate all’interno del più ampio e complesso tema della pace; e giustamente. Perché senza giustizia non c’è pace, e senza la costruzione o il ristabilimento di rapporti di equità, la proposta di pace diventerebbe ipocrisia. […]
Conflict Theory, Complexity and Systems Approach
Dalla fine della Guerra Fredda stiamo assistendo all’emergenza di nuovi tipi di conflitti. I conflitti sembrano essere sempre più complessi e ancora troppo spesso vengono affrontati in modo semplicistico, usando un tipo di ragionamento lineare. La complessità viene ignorata e la necessità di un pensiero sistemico viene sottovalutata, portando spesso a risultati disastrosi. Il feedback viene spesso ignorato, ma, cosa più importante, le dinamiche complesse che fanno cambiare un conflitto nel tempo, seguendo percorsi difficili da prevedere, vengono raramente prese in considerazione. È necessario passare da una mentalità pre-complexity a una più complessa. Nel documento, anche attraverso esempi concreti, cercheremo di mostrare come un approccio di Systems Thinking sia essenziale per analizzare il conflitto di oggi, per prevenirli e agire in tal modo da farli sviluppare lungo percorsi costruttivi non violenti piuttosto che lungo quelli violenti distruttivi.
Nuovi e vecchi paradigmi economici alla luce della crisi finanziaria ed economica
La recente crisi finanziaria ed economica globale ha certamente evidenziato – a mio avviso e ad avviso di molti altri osservatori – i limiti del paradigma economico che era stato seguito negli ultimi trenta anni circa. Al fine di disporre di una visione più ampia, tuttavia è necessario ripercorrere brevemente le tappe che hanno condotto alla situazione attuale, a partire quanto meno dalla crisi del 1929, che causò un elevato tasso di disoccupazione in molti paesi, e mostrò che il mercato poteva stabilizzarsi in equilibri insoddisfacenti, di sottoccupazione, dai quali non manifestava nessuna tendenza endogena a spostarsi. Fu la crisi del 1929 che creò le condizioni per la teorizzazione del ruolo dell’intervento pubblico in economia, fornita successivamente da Keynes nella sua Teoria Generale del 1936.
L’export di armi italiano: un’analisi del Rapporto 2010
Secondo quanto previsto dalla legge 185/90, il 1° aprile 2011 è stato presentato il rapporto sull’export di armi italiano per il 2010. Nell’anno appena trascorso il Ministero degli Affari Esteri ha rilasciato 2.210 autorizzazioni all’esportazione di materiali d’armamento per un valore complessivo di 2.906.288.705,85€, a fronte dei 4.914.056,83€ del 2009, segnando una contrazione su base annua del 40,86%. A rendere ancora più negativo il dato, vi è la crescita (+61,32%) registrata nel 2009. Una forte contrazione si registra anche nelle autorizzazioni alle esportazioni legate ai programmi intergovernativi, che passano da 1.820.702,61 di euro nel 2009 a 345.430.573,38 di euro nel 2010. Il minor livello di autorizzazioni va attribuito, secondo il rapporto, alla progressiva conclusione di alcuni programmi europei di cooperazione e al minor numero di commesse internazionali dovuto all’attuale crisi economico-finanziaria. Va, comunque, ricordato che rispetto al crollo degli ordinativi industriali in molti settori civili, il comparto militare italiano è riuscito complessivamente ad arginare le perdite. […]


