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Una proposta di definizione della “democrazia 2.0”. Vecchi e nuovi media: oltre la querelle degli “apocalittici” e degli “integrati”

È proprio vero, come sostengono polemicamente alcuni studiosi, che “se consideriamo la riflessione accademica, ma anche l’universo del discorso giornalistico, di quello politico, di quello quotidiano e di senso comune, ci accorgiamo che la tanto sbandierata novità delle reti finisce di fatto per dare luogo a nulla di più che un’appendice alle vecchie chiacchiere sui mass media” (Paccagnella, 2002, pp. 95-96)? Era il 1964 quando Umberto Eco pubblicava il suo famoso saggio sugli «apocalittici» e gli «integrati», ossia sulle due linee di pensiero che vedevano nel diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa (radio e soprattutto televisione) due tendenze evolutive opposte: i primi ne denunciavano la portata negativa, i secondi ne esaltavano quella positiva. Entrambe le posizioni però, malgrado gli assunti diametralmente opposti, condividono secondo Paccagnella una medesima concezione dell’utente come “soggetto passivo”, che tende a subire o effetti negativi o effetti positivi a prescindere dalla sua “volontà”. Tuttavia la televisione, la radio e oggi internet sono solo degli “strumenti”, ossia non hanno di per sé un senso, a meno che non sia l’utente ad attribuirgliene uno. E questo perché “il fruitore dei media non è una semplice spugna che si limita ad assorbire il flusso comunicativo a cui viene esposta, ma costruisce attivamente il senso e il significato dei messaggi fino ad arrivare a poter essere considerato un co-autore della comunicazione” (Paccagnella, 2002, p. 100). […]

Morocco’s silent revolution

Le ultime settimane del 2011 sono state fondamentali per la democrazia in Medio Oriente, come illustrato dagli sviluppi in diversi paesi. Nello Yemen, Ali Abdullah Saleh ha firmato un accordo per rinunciare al potere, anche se deve ancora mantenere questo impegno ripetuto; in Bahrain, il governo ha accettato i risultati di un rapporto sui diritti umani; in Egitto, migliaia di persone hanno dimostrato di reclamare la loro rivoluzione; e in Tunisia, Egitto e Marocco, si sono svolte le elezioni parlamentari, le prime dall’ondata di proteste che ha iniziato a spazzare il mondo arabo nel dicembre 2010. L’esperienza del Marocco nel contesto di queste tendenze a livello regionale è stata distintiva come quella di qualsiasi altro paese arabo. Nel 2011 anche il Marocco è stato caratterizzato da proteste popolari che chiedevano cambiamenti governativi e riforme costituzionali (vedi “The Moroccan exception, and a king’s speech”, 11 marzo 2011 su Open Democracy). […]

Homelessness, Peace, Social Mediation

Ci si potrebbe legittimamente chiedere perché un Centro di Studi per la Pace sta promuovendo un evento pubblico dedicato ai temi della senzatetto. Nella nostra prospettiva, la pace non è semplicemente l’assenza di guerra o di conflitti più o meno violenti, ma un processo verso la costruzione della società più giusta. Un processo che crea pace impegnandosi per la giustizia. Pertanto, la pace non è una situazione statica: è piuttosto un corso dinamico, così che siamo in pace quando costruiamo la pace. E per costruire realmente e durevolmente la pace, dobbiamo stare “per le strade”, cioè dove restano anche i senzatetto e coloro che li aiutano.

Gli eventi alla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi

Gli eventi causati dal terremoto dell’11 marzo 2011 e dal susseguente tsunami alla centrale nucleare giapponese di Fukushima Dai-ichi hanno prodotto il più grave incidente nucleare dopo iI disastro di Chernobyl, con enormi implicazioni economiche, sanitarie e sociali in Giappone e ripercussioni a livello mondiale. Il lavoro descrive la centrale, le caratteristiche tecniche e di sicurezza delle sue unità e il loro stato al momento del terremoto. Si segue quindi la storia dei vari impianti a seguito delle ondate di tsunami che hanno causato l’interruzione dei sistemi di raffreddamento, fino a causare la fusione del nocciolo di tre reattori e la dispersione nell’ambiente di sostanze radioattive, il che ha imposto l’evacuazione di circa 100.000 persone dalla zona circostante. Vengono infine tratte delle lezioni a livello internazionale e considerati i possibili scenari futuri. I dati presentati, basati su documenti ufficiali, in particolare i rapporti della commissione internazionale di esperti della IAEA e dai due primi rapporti del governo giapponese, sono aggiornati a fine settembre 2011.

The fallacy of transparency. Why radical openness is not enough to restore democracy

Uno degli enormi e più urgenti problemi della moderna politica post-democratica è il suo intreccio con potenti interessi economici e la conseguente perdita di autonomia. Colin Crouch ha sottolineato come in un contesto neoliberista “le azioni economiche del governo vengano distorte da lobby con accesso politico privilegiato” (Crouch, 2004, xi). Questa distorsione equivale ad una vera e propria estorsione dove – come è comune nell’attuale economia globalizzata – le grandi società “hanno sovente superato la capacità di governance dei singoli Stati nazionali”(ibid., 29) e sono state quindi in grado non solo di avere voce in capitolo riguardo la politica nazionale come parti interessate ugualmente rappresentate, ma anche per influenzare le decisioni del governo in modo tale da renderle dipendenti dal consenso di un ristretto consiglio esecutivo. Se le politiche fiscali o sindacali di un paese non soddisfano i bisogni di queste corporation, “loro minacceranno di andare altrove” (ibid., 32). […]

Participation and Deliberation on the Internet: a case study on Digital Participatory Budgeting in Belo Horizonte

Questo documento si propone di esaminare come le conversazioni politiche avvengono sugli strumenti digitali offerti come parte del Digital Participatory Budget (OPD) a Belo Horizonte (Brasile). Gli autori propongono un modello analitico basato su teorie deliberative per indagare le discussioni su questo programma partecipativo. L’esempio principale è costituito dai messaggi inviati dagli utenti (n = 375) nella sezione commenti. I risultati mostrano che la reciprocità e la riflessività tra gli interlocutori sono rari; tuttavia, il rispetto tra i partecipanti e i livelli di giustificazione in diversi argomenti erano alti durante la discussione. Gli autori concludono che, anche in una situazione in cui non vi è alcun potenziamento degli strumenti digitali, Internet può effettivamente fornire ambienti per migliorare uno scambio discorsivo qualificato. Nonostante i bassi livelli di deliberatività, il case study mostra che ci sono importanti guadagni riguardo l’apprendimento sociale tra i partecipanti.

This paper aims to examine how political conversations take place on the digital discursive tools offered as part of the Digital Participatory Budget (OPD) in Belo Horizonte (Brazil). The authors propose an analytical model based on deliberative theories in order to investigate the discussions over this participatory program. The main sample consists of the messages posted by the users (n=375) on the commentaries section. The results show that reciprocity and reflexivity among interlocutors are rare; however, the respect among the participants and the justification levels in several arguments were high during the discussion. The authors conclude that, even in a situation in which there is no empowerment of the digital tools, the internet can effectively provide environments to enhance a qualified discursive exchange. In spite of low levels of deliberativeness, the case study shows that there are important gains concerning social learning among the participants.

Il diritto all’acqua. Alcune riflessioni alla luce della teoria giuridica dei beni comuni

Il diritto all’acqua può essere considerato come la ‘cerniera’ concettuale che lega gli attualissimi dibattiti giuridici, politici ed economici, sull’acqua come bene e sui servizi idrici. Nel primo paragrafo del saggio viene presentata una breve ricognizione dell’emersione della nozione di diritto all’acqua. Nel secondo paragrafo viene sviluppata una riflessione critica tesa a dimostrare, alla luce dell’adesione alla teoria giuridica dei beni comuni, la necessità di una qualificazione autonoma ed ecologica del diritto all’acqua. Tale qualificazione avrebbe un’incidenza significativa e diretta sia nella discussione sugli assetti proprietari del bene-acqua, sia – soprattutto – nella scelta tra diversi modelli di servizio idrico.

Gandhi’s innovation and legacy. Hind Swaraj as a source of a new political theoryand a new model of development

Il presente documento suggerisce che la vita innovativa di Gandhi rappresenta l’inizio di tre riforme, della tradizione religiosa, dell’etica e della politica. La loro comune novità storica era la loro natura universale. Queste riforme divennero evidenti nelle loro azioni da parte del suo discepolo occidentale, Lanza del Vasto, che le promosse da una rappresentazione prevalentemente soggettiva a una rappresentazione strutturale. Sono state riconosciute due linee guida in tutte queste riforme; nel caso della riforma politica definiscono uno su quattro modelli di sviluppo, cioè la nozione di base della teoria politica della non violenza. La mancanza di queste nozioni teoriche nel pensiero di Gandhi spiega la sua drastica attitudine nel dipingere attraverso Hind Swaraj la civiltà occidentale come una civiltà semplicemente malvagia, così come alcuni altri punti delle riforme sopra menzionate che ancora non sono state raggiunte.

Laicità interculturale. Cos’è?

La laicità è idea moderna. Con la modernità condivide sia la matrice universalistica, sia la realizzazione storica localistica. La trasformazione in senso multiculturale delle società impone però una de- culturalizzazione o delocalizzazione del lessico laico. Esso deve aprirsi a una differenza di caratura antropologica, che vede la religione quale agenzia di produzione di senso all’interno delle diverse culture agite dagli individui. La realizzazione di una laicità interculturale rappresenta la chiave per assicurare la sintonizzazione degli ideali regolativi del pensiero laico con le effettive esigenze di uguaglianza presenti all’interno delle contemporanee società democratiche. Marcare questo obiettivo impone un’agenda complessa e difficile da rispettare. La sfida però è necessaria, anzi ineludibile. Perderla porrebbe il suggello all’inevitabilità di una laicità, e quindi di una soggettività giuridica e democratica asimmetrica, tracollo di ogni ideale universalista, ancorché declinato con modestia culturale. Solo una critica costruttiva della modernità può evitare una sconfitta in grado di compromettere la stabilità e la pace sull’interno pianeta. Un luogo, anzi un macro-luogo, segnato indelebilmente dalla modernità e che a partire da essa deve sapere inventare il lessico per immaginare il proprio futuro. Il diritto interculturale rappresenta la rotta suggerita in questo saggio verso un domani già in atto.

Higher Education Under Attack

Per molto tempo c’erano solo poche università nel mondo. Il corpo studentesco totale in queste istituzioni era molto piccolo. Questo piccolo gruppo di studenti è stato disegnato in gran parte dalle classi superiori. Frequentare l’università conferiva un grande prestigio e rifletteva un grande privilegio. Questo quadro ha cominciato a cambiare radicalmente dopo il 1945. Il numero di università ha iniziato a espandersi considerevolmente e la percentuale di persone nella fascia di età che ha frequentato le università ha iniziato a espandersi. Inoltre, non è stata un’espansione solo in quei paesi che avevano già avuto università di rilievo. L’istruzione universitaria è stata avviata in un gran numero di paesi che avevano poche o nessuna istituzioni universitarie prima del 1945. L’istruzione superiore è diventata mondiale. […]