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Marcello Mollica, Diario dal Libano, Armando Siciliano Editore, Messina, 2007

Otto anni dopo la prima pubblicazione, il diario dell’esperienza vissuta dall’autore durante la guerra dell’estate 2006 conserva intatta la sua utilità per comprendere la società libanese. Molti dei fattori socio-politici e culturali del conflitto descritti dall’autore, infatti, hanno assunto crescente rilevanza negli ultimi anni della storia libanese. Si pensi, in particolare, alla frammentazione della società lungo linee di demarcazione confessionali, da cui originano anche i principali partiti politici, che sono andati caratterizzandosi sempre più marcatamente come espressione degli interessi della comunità religiosa del leader; alla polarizzazione della scena politica tra le forze sciite alleate della Siria, e quelle sunnite, oppositrici al regime di Damasco, avviatasi nel 2005, all’indomani dell’attentato contro l’ex primo ministro Rafik Hariri e del ritiro delle truppe siriane dal territorio; all’incremento degli attentati suicidi come strumento della lotta politica tra queste due comunità, dopo che l’esplosione della guerra civile siriana ne ha acuito la contrapposizione negli ultimi quattro anni. […]

Da Vilnius a Sebastopoli. Storia di una crisi evitabile

Mai così bene come in questo ultimo anno il termine Ucraina, che significa “vicino al confine”, si addice a questa “terra di frontiera” tra Occidente e Oriente divenuta oggetto di grande attenzione internazionale dopo la decisione del presidente Janukovič di non siglare l’accordo di associazione con l’Unione Europea e il conseguente scoppio delle manifestazioni in Piazza Majdan. Una terra considerata di frontiera in primo luogo per la collocazione geografica del paese divenuto teatro di scontro, ancora una volta come in altre occasioni del passato, di considerazioni geopolitiche antitetiche. Da un lato quelle dell’Unione Europea, in primis della Germania, e degli Stati Uniti che speravano – e sperano ancora – di attirare nella propria orbita il paese; dall’altro quelle della Russia che considera questo paese come facente parte della propria sfera di sicurezza. Ma una terra che può essere definita “di frontiera” anche dal punto di vista della complessa questione linguistica dal cui punto di vista il paese rappresenta un caso del tutto atipico in cui divisioni grossolane sono di facile tentazione ma difficilmente applicabili a fronte di una popolazione che spesso parla indifferentemente ucraino o russo persino durante la medesima trasmissione televisiva. […]

Come Norbert Wiener divenne l’icona di una scienza pacifica e John von Neumann del suo opposto

L’immaginario mondiale del periodo più caldo della Guerra fredda, da Hiroshima all’inizio degli anni Sessanta, è caratterizzato da due opposte figure di scienziati. Da un lato c’è l’icona di uno scienziato anziano, cicciottello, barbuto, calvo e sorridente, una sorta di Babbo Natale. La ritroviamo in diversi film dell’epoca, come il prof. Hamilton, protagonista di un film del 1956 ormai dimenticato, Calabuig di Luis Garcia Berlanga. Esperto di armi nucleari e missili, Hamilton, stanco di lavorare per scopi bellici, si rende irreperibile e si rifugia in un villaggio spagnolo sul mare, dove, tra gente semplice ritrova l’agognata serenità, finché non viene riacciuffato dai militari del suo paese. Dall’altro lato c’è il dr. Stranamore del film del 1963 di Kubrick, consigliere del Presidente degli Stati Uniti e dei generali a 5 stelle, scienziato esperto di atomiche e di missili, nonché iper-razionale stratega cinico, dall’inglese con accento teutonico. […]

Sbarchi e “accoglienza” in Sicilia

Il 28 febbraio 2013 veniva chiusa dal governo la cd. “emergenza umanitaria Nord Africa” proclamata nel febbraio del 2011 dal Governo Berlusconi. II Ministro dell’Interno Cancellieri, con una nota del 18 febbraio scorso, comunicava quanto deciso in questo senso dal Tavolo di Coordinamento nazionale, inclusa la scelta di avviare percorsi di uscita dall’emergenza, che si sostanziavano nella concessione di una somma di danaro contante (in media 500 euro) ai singoli, abbandonandoli praticamente a loro stessi. I centri di accoglienza gestiti dalla protezione civile o da altri soggetti venivano chiusi, e molti rifugiati, spinti di fatto sulla strada, erano costretti a subire lo sfruttamento dei caporali per garantirsi la sopravvivenza, mentre altri si trasferivano in diversi paesi europei caratterizzati da sistemi di accoglienza e integrazione più efficaci. Secondo il Governo Monti, anche per ragioni di spending review, il passaggio ad un sistema di accoglienza ordinario avrebbe dovuto realizzarsi attraverso il coordinamento e la programmazione delle diverse fasi da parte di tavoli regionali, che avrebbero dovuto coordinare l’attività dei Prefetti nelle diverse province, con il monitoraggio delle persone presenti, delle risorse impiegate, dei percorsi di inserimento attivati. Diverse regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, sono state assenti in questa delicata fase di transizione e i Tavoli regionali per la gestione dell’emergenza si sono riuniti pochissime volte, senza produrre alcun coordinamento concreto. Tutto è rimasto affidato alle decisioni dei singoli Prefetti e dei Questori, mentre le risorse venivano drasticamente tagliate e si accumulavano anche i ritardi nell’erogazione delle somme previste dalle convenzioni stipulate con gli enti gestori. […]

Per un’integrazione dal basso, dalla gestione all’autogestione

“Il valore di una democrazia si misura in base al rispetto e all’attenzione che questa mostra verso gli ultimi” scriveva Nelson Mandela (1995). Chi sono gli ultimi nella nostra società? I senza voce, le categorie che, a causa della loro emarginazione sociale, vengono discriminate e poi da alcuni sfruttate e/o oppresse: migranti, rom, prostitute, persone transessuali e omosessuali, persone diversamente abili. […]

Quale libertà nel tempo del controllo globale delle informazioni?

Libertà, democrazia, sicurezza, privacy. Sono alcune tra le parole più controverse, ma anche più dense di significato, che vengono utilizzate nelle scienze sociali e nel discorso pubblico, mediatico e politico, contemporaneo. Da secoli sulla definizione e la messa in pratica dei concetti di “libertà” e “democrazia” si sono impegnati, con posizioni e risultati diversi, intellettuali e militanti. Per difendere libertà e democrazia si sono combattute guerre di resistenza, per preservarle e realizzarle si sono scritte le costituzioni moderne. Oggi, la tranquillità dei Paesi occidentali ha reso la maggioranza dei cittadini poco sensibili, e forse inconsapevoli, rispetto al fatto che i pericoli per la democrazia e la libertà non sono affatto svaniti, malgrado l’assenza di una guerra guerreggiata sul territorio europeo, fatta di carri armati e di bombardamenti aerei. Tali pericoli sono sempre presenti, ma agiscono in modo più subdolo perché sono pericoli “invisibili” che le autorità hanno interesse a coprire o minimizzare, per mantenere intatto il senso comune liberal-democratico e la fiducia nello Stato di diritto. […]

Razzismo scientifico: cattiva scienza, molti pregiudizi

Ogni tempo ha il suo fascismo, se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi

Bridget Anderson, “Us & Them? The Dangerous Politics of Immigration Control”, Oxford University Press, Oxford 2013.

Negli ultimi vent’anni si è consolidato in Europa il consenso intorno alle politiche di controllo dell’immigrazione promosse in modo trasversale da governi conservatori e progressisti, spesso sotto la pressione di movimenti populisti e di estrema destra. Si è affermata una gestione delle frontiere di tipo securitario, altamente selettiva e punitiva, in deroga agli obblighi degli Stati in materia di diritti umani, costruendo una gerarchia globale della mobilità assai svantaggiosa per chi è nato nel Sud del mondo e dispone di poche risorse. Sono state introdotte norme sull’accesso al welfare e alla cittadinanza sempre più ispirate a criteri di rigore, di ‘merito’ e di appartenenza identitaria alla comunità nazionale. Sono aumentati i controlli sui migranti ‘irregolari’ e sono state adottate regole più dure per la detenzione amministrativa e le espulsioni. Le contraddizioni tra queste politiche e i principi garantisti e democratici dell’ordinamento costituzionale sono state neutralizzate: le leggi sull’immigrazione vengono presentate come colour-blind, ispirate all’interesse nazionale e basate su presunti dati di fatto, e soprattutto vengono giustificate come risposta alla ‘domanda di sicurezza’ dei cittadini. Xenofobia e sciovinismo sono stati così ammessi tra gli argomenti politici legittimi, dando luogo a un nuovo tipo di ‘razzismo democratico’: milioni di ‘non-cittadini’ vivono in condizioni di subordinazione, senza che ciò susciti dubbi nella maggioranza della popolazione. […]

Sussidiarietà orizzontale e dinamica degli spazi sociali. Ipotesi per una corologia giuridica

Il saggio analizza il principio di sussidiarietà orizzontale attraverso un approccio multidisciplinare. A questo scopo, si propone una lettura critica dei risultati raggiunti dalla corrente di studi della c.d. «Legal Geography», sottoposti a un’analisi semiotica che li convoglia verso la «corologia giuridica». Nocciolo di questa diversa configurazione teorica è l’idea che ogni parola/categoria generi spazio attraverso le sue implicazioni pragmatiche e ogni spazio implichi, per la sua stessa percezione e rappresentazione, scansioni categoriali. Esito di una simile corrispondenza è l’idea che spazio e significato siano coestensivi e posti in una relazione di orizzontalità. I confini tra gli spettri categoriali sono confini spazializzati e viceversa. Poiché ogni soggettività genera un proprio spazio di senso e di esperienza, a essa è connessa la declinazione di nuovi significati. Di conseguenza, lo spazio pubblico costituisce la risultante degli atti traduzione e condensazione tra i diversi spazi soggettivi letti in un ottica di pluralismo radicale. Il diritto, anzi la piattaforma discorsiva offerta dal diritto, rappresenta lo sfondo e al tempo stesso lo strumento per iscrivere la pluralità degli spazi soggettivi all’interno di tessuto di comunicazione condiviso, inclusivo e orientato alla creazione di spazi di senso e di esperienza frutto di negoziazioni/transazioni funzionali a una convivenza pacifica. Tutto questo si converte immediatamente in una rilettura del principio di sussidiarietà orizzontale. La composizione corologica tra le diverse soggettività e le rispettive aree di competenza finisce per proporsi come asse per una sua declinazione all’interno della cornice di senso tratteggiata dai principi costituzionali e dai diritti umani, con una relativizzazione del principio di sovranità nelle sue proiezioni sia interna sia internazionale.

La tutela della vittima di tratta per sfruttamento lavorativo e l’influenza del diritto dell’immigrazione

L’obiettivo di questo lavoro è inquadrare lo status giuridico della vittima di tratta per sfruttamento lavorativo, che sia presente irregolarmente sul territorio dello Stato. Si è voluto delimitare fortemente il tema per indagare, in una prospettiva di tutela dei diritti umani, quali siano i rapporti fra la normativa specifica inerente la tratta di persone e alcune delle norme che maggiormente definiscono lo status dello straniero “irregolare”. L’analisi è circoscritta all’ordinamento spagnolo e a quello italiano, scelta dovuta alla vicinanza dei due sistemi, sia per tradizione giuridica che per posizione specifica nell’area euro-mediterranea. Si tratterà innanzitutto il quadro normativo internazionale ed europeo in tema di tratta. Si analizzerà poi il tipo di permesso di soggiorno e lavoro cui le vittime possono accedere, in base alla legislazione spagnola e a quella italiana. Si tenteranno infine di individuare e descrivere brevemente le norme di diritto dell’immigrazione che sembrano incidere sulla tutela dei diritti della vittima.