Skip to main content

L’alleanza riluttante. La NATO e l’allargamento verso l’Europa orientale (1990–2008). Primi elementi per un’analisi fattuale

Vol. 13, n. 2 (2022): Guerra in Ucraina: quale spazio per l'analisi delle cause e l’azione nonviolenta?

Autore

Alessandro Polsi

Abstract

L’allargamento della NATO negli anni ’90 del XX secolo è derivato da molteplici ragioni, ma principalmente dalla forte volontà di alcuni paesi ex socialisti di tagliare in maniera irreversibile ogni legame con la Russia, prevedendo il rischio di un ritorno di quel paese ad ambizioni imperiali. Inoltre i negoziati per l’adesione alla NATO sono stati lo strumento che i paesi dell’est Europa hanno utilizzato per accelerare la loro inclusione nell’Unione Europea. Il conflitto nell’ex Jugoslavia ha offerto un nuovo compito all’Alleanza Atlantica, che dall’intervento armato in Bosnia si è reinventata come strumento di pacificazione, democratizzazione e difesa dei diritti umani in Europa e altrove. L’Unione Europea in realtà si è mossa lentamente e con un atteggiamento prudente, ma probabilmente le preoccupazioni di sicurezza sollevate dal conflitto in Bosnia hanno costretto l’Unione ad accelerare l’inclusione dei paesi dell’est, anche se all’inizio i leader europei miravano a includere solo alcuni paesi, vale a dire Polonia e gli altri membri del gruppo di Visegrad. Infine, quando l’Unione Europea nel 1997 ha deciso di aprire le porte a tutti i paesi dell’est, eccetto l’Ucraina, le riforme politiche ed economiche imposte ai paesi candidati hanno facilitato la loro adesione alla NATO, compresi i paesi baltici, contribuendo a rimuovere alcune questioni politiche, come la posizione delle minoranze all’interno dei nuovi stati democratici, che avrebbero potuto impedire la loro inclusione nella NATO.

The enlargement of NATO in the 1990s was driven by multiple reasons, but mainly by the strong desire of some former socialist countries to sever all ties with Russia, due to concerns about a potential resurgence of Russia’s imperial ambitions. Moreover, the negotiations for NATO accession served as a tool for Eastern European countries to expedite their inclusion into the European Union. The conflict in ex-Yugoslavia also presented a new task for the Atlantic Alliance, which, since its armed intervention in Bosnia, reinvented itself as an instrument for pacification, democratization, and the defense of human rights in Europe and elsewhere. The European Union initially proceeded slowly and cautiously, but the security concerns raised by the conflict in Bosnia likely forced the Union to accelerate the inclusion of Eastern countries. In the beginning, European leaders aimed to include only a few countries, such as Poland and the other members of the Visegrad Group. Finally, in 1997, when the European Union decided to open its doors to all Eastern countries, except Ukraine, the political and economic reforms imposed on the candidate states facilitated their accession to NATO, including the Baltic states. This helped to resolve some political issues, such as the position of minorities within the new democratic states, which could have hindered their inclusion into NATO.

Full text