Lo scorso 8 aprile, nella sala spagnola del castello di Praga, i presidenti russo e americano, Dmitry Medvedev e Barack Obama, hanno solennemente firmato il nuovo trattato Treaty between the United States of America and the Russian Federation on measures for further reduction and limitation of strategic offensive arms, comunemente chiamato New START. Il nuovo accordo ha per oggetto la riduzione delle armi nucleari offensive dei due paesi, come concordato dai due presidenti nel loro incontro di Londra, il primo aprile dello scorso anno. Entrambi hanno seguito con attenzione il negoziato che ha condotto al New START, anche con numerosi contatti telefonici. […]
Author Archives: Alessia Oliverio
L’economia della decrescita. Per la sostenibilità ecologica e l’equità sociale
L’equazione “crescita economica uguale progresso” che ci accompagna ormai dal secondo dopoguerra non è stata scalfita neanche dalla crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando. Così, nel corso dell’ultima riunione, i ministri economici dei paesi dell’OCSE hanno ribadito come tutte le manovre di finanza pubblica e di consolidamento fiscale di medio termine dovranno essere attuate in modo da non mettere a rischio la crescita economica. La riduzione dei tassi di crescita nelle economie più ricche continua ad essere vista come una sciagura dalla quale uscire nel più breve tempo possibile. Vi sono due assunti fondamentali alla base di questa convinzione. Il primo è che la crescita fa funzionare bene il sistema economico, agendo come un “lubrificante” che evita intoppi e tensioni sociali. Il secondo è che la crescita economica porta con sé un continuo aumento del benessere. […]
Tempo di cambiamenti. Considerazioni sull’Assemblea dei popoli di Cochabamba
Il clima cambia (e non solo quello atmosferico) È certamente tempo di cambiamenti del clima, di quello atmosferico come di quello politico mondiale. Lo conferma la Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e Diritti della Madre Terra, svoltasi a Cochabamba in Bolivia, dal 19 al 22 aprile scorso. Convocata dal presidente Evo Morales in risposta al deludente vertice di Copenaghen, la conferenza di Cochabamba costituisce una tappa verso il nuovo vertice Onu sul clima, programmato per il prossimo dicembre in Messico, a Cancun: la città più artificiale che si possa immaginare, programmata al computer fin dalla scelta del luogo ove farla sorgere, che conta il minor numero annuo di giorni di pioggia per poter accogliere il maggior numero possibile di turisti statunitensi. Un luogo artificiale, ideale per vertici surreali, diversamente da Cochabamba che nel 2000 è stata teatro della famosa “guerra dell’acqua”. L’iniziativa politica e diplomatica planetaria sta ormai sfuggendo al controllo dei paesi più industrializzati e inquinanti: è un segno di mutamento e di speranza, anche se non basta questo a risolvere tutto. Ma torniamo al clima atmosferico, e tentiamo di fare un primo bilancio della Conferenza dei Popoli, iniziando dalle presenze. […]
Iran: non c’è solo l’atomica. Breve storia del complesso militare-industriale iraniano
Molti esperti del settore, alcuni dei quali non certo disinteressati, dicono che per l’Iran raggiungere la bomba atomica non è un problema: è solo una questione di tempo. Gli ottimisti parlano di oltre dieci anni, i pessimisti di otto o addirittura molto meno. Il tema è di quelli che catalizzano l’attenzione mediatica, e non solo: le recenti sanzioni votate alle Nazioni Unite, al di là della loro efficacia dissuasiva, ne sono un chiaro segnale. Molti dimenticano però che la Repubblica Islamica detiene anche tecnologie militari di tipo strategico che vanno ben oltre il livello base, tecnologie che sono il risultato di decenni di investimenti nella ricerca militare promossi dal governo di Teheran in risposta all’isolamento e all’embargo successivi alla rivoluzione del 1979. Negli ultimi vent’anni l’Iran è stato in grado di raggiungere una buona autosufficienza in molti settori armieri. Lo ha fatto attingendo alle tecnologie che via via è riuscito ad acquistare, ma soprattutto tramite un imponente programma nazionale di reverse engineering, ossia di ricostruzione dei progetti a partire dalla copia dal prodotto finito, partito proprio dalla necessità di rimettere in funzione le armi acquistate in Occidente ai tempi dello Shah. […]
Non c’è pace senza giustizia
L’Italia, l’Europa, il mondo intero sono nel pieno di una crisi inedita e drammatica, cui si stenta a trovare una soluzione duratura, nonostante i regolari inviti all’ottimismo di chi annuncia la ripresa della “crescita”, sia pure senza occupazione. Una crisi molteplice, al tempo stesso economica, finanziaria, sociale, ambientale, climatica. Ma, soprattutto, una crisi (della) politica, che tocca aspetti strutturali del nostro modo di vivere e lavorare, produrre e consumare, e che solleva dubbi radicali sulla sostenibilità a medio e lungo periodo dell’attuale modello sociale. Una crisi che scuote profondamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni rappresentative e nella democrazia, così come nel sistema economico dominante, mettendone a nudo i fallimenti e denunciandone gli inganni. Una crisi di sistema a tutti gli effetti, complicata dalla scala globale dei problemi e dall’interdipendenza che lega ormai, seppure in modo asimmetrico, le diverse regioni del pianeta. Ma, soprattutto, una crisi largamente annunciata e prevedibile, che ha dei responsabili ben precisi: i governi, le imprese e i circoli mediatico-accademici che, da trent’anni a questa parte, hanno avallato politiche insostenibili in nome della competizione e del “merito”, della de-regolamentazione e della “liberazione dell’impresa” dai suoi vincoli costituzionali. […]
La disuguaglianza economica: crisi, conflitti e minacce per la pace
Il tema della disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza è stato a lungo quasi ignorato dagli economisti e dagli scienziati sociali in genere, sebbene le disuguaglianze siano aumentate negli ultimi decenni sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Perfino gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite avevano ignorato la disuguaglianza, la cui riduzione viene considerata ora invece fra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
La sottovalutazione del ruolo della disuguaglianza veniva giustificato con l’argomento che una maggiore equità economica rischia di ridurre gli incentivi delle persone ad operare con la giusta dose di sforzo per migliorare la propria situazione, riducendo così l’efficienza del sistema economico. Negli ultimi anni, però, studiosi come Stiglitz, Atkinson, Deaton, Krugman, Bourguignon, Piketty, Wade e Milanovic e istituzioni internazionali come l’OECD e l’IMF, oltre a varie ONG come OXFAM (che tuttavia già da tempo se ne occupa, insieme ad alcuni degli autori sopra ricordati) hanno dedicato interi volumi a questo tema.
La ragione di tale rinnovata attenzione sta nella consapevolezza delle conseguenze drammatiche che questo fenomeno ha avuto nel passato e nel timore di quelle che potrebbe avere ancora di più in futuro, in termini di conflittualità diffusa e disgregazione sociale.
Al di là delle ragioni etiche, infatti, la disuguaglianza economica riduce il capitale sociale di un paese, cioè indebolisce il senso di appartenenza e di condivisione, e rischia di essere accompagnata da un aumento della povertà. Le conseguenze ultime sono quelle di una riduzione del potenziale di sviluppo economico anche e soprattutto dei paesi che ne avrebbero più bisogno. Un aumento della disuguaglianza economica, inoltre, induce un eccesso di indebitamento, con i rischi che ne conseguono, come ha dimostrato in maniera eloquente la recente crisi finanziaria.
L’aumento della disuguaglianza economica è dovuto a ragioni diverse che vanno però tutte a danno dei lavoratori meno specializzati e dei segmenti della popolazione caratterizzati da minore reddito: il processo di globalizzazione reale e finanziaria (che ha spostato il lavoro manuale da una parte all’altra del mondo e aumentato il peso delle rendite), il progresso tecnologico (che ha aumentato il ruolo dei macchinari e del capitale rispetto al lavoro), ma anche la riduzione, se non l’abbandono da parte di molti governi, delle politiche di redistribuzione del reddito e di tutela del lavoro.
Da più parti si propongono soluzioni diverse per ridurre le diseguaglianze, fra cui: una tassazione globale sui movimenti di capitale o una (bassa) tassa globale sulla ricchezza, combinata con un ritorno alla progressività della tassazione dei redditi (che fino agli anni 70 non impedì, del resto, gli alti tassi di crescita dei paesi sviluppati); una tassazione dell’impiego di macchinari (e robot) che sostituiscono il lavoro umano; un aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro (purché non discriminate da salari più bassi di quelli degli uomini); una riduzione del lavoro precario e l’aumento dell’investimento in capitale umano e della qualificazione dei lavoratori.
Alla luce del quadro delineato, Scienza e Pace / Science and Peace intende dedicare una sezione monotematica del prossimo numero alla disuguaglianza economica, rivolta ad economisti, giuristi, scienziati della politica e scienziati sociali ed incoraggia quindi la sottomissione di articoli dedicati alle cause, alle conseguenze e alle possibili strategie di riduzione del fenomeno. Solo a titolo esemplificativo, la disuguaglianza può avere conseguenze su crescita economica, mobilità sociale, migrazioni interne e internazionali, servizi sociali, corruzione, ambiente, democrazia e può anche determinare crisi finanziarie ed economiche. Va da sé che tutto questo potrà determinare proteste a livelli ed intensità diverse e la formazione di movimenti sociali che propongono cambiamenti del modello economico dominante.
La rivista invita economisti, giuristi, scienziati politici e sociali a sottomettere articoli dedicati all’analisi delle cause e delle conseguenze della disuguaglianza economica da tutti i possibili punti di vista, ma specialmente concentrandosi sulle implicazioni per la pace, i conflitti e le crisi di diversa natura, insieme alle proposte miranti ad affrontare e contenere questo problema.
Istruzioni per gli autori
Per partecipare alla call for papers inviare un abstract di massimo 300 parole, bibliografia di riferimento esclusa, all’e-mail del Comitato Editoriale (redazione@cisp.unipi.it) entro il 15 ottobre 2017.
Scienza e Pace / Science and Peace organizza anche una conferenza l’1 Dicembre 2017 con gli autori che avranno sottomesso gli abstracts e che saranno stati ritenuti idonei dal comitato editoriale. Un primo draft del lavoro dovrebbe essere disponibile per quella data. Qui è disponibile il programma della conferenza.
La notifica di accettazione agli autori sarà data entro l’1 Novembre 2017.
Un numero speciale di Scienza e Pace / Science and Peace sarà dedicato al tema della conferenza/tavola rotonda e includerà gli articoli presentati alla conferenza e quelli che comunque saranno sottomessi entro il 6 Gennaio 2018. I papers dovranno seguire le norme editoriali della rivista.
Alla conferenza le presentazioni potranno essere svolte anche in italiano (sebbene sia preferibile l’inglese, vista la possibile presenza di partecipanti stranieri). I papers da sottomettere potranno senz’altro essere scritti anche in italiano.


