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Integration policies and secondary movements in the European Asylum System

Negli ultimi vent’anni i paesi europei, mentre lavoravano a realizzare un Sistema d’Asilo Europeo Comune (SEAC) capace di armonizzare il quadro legislativo degli stati membri e definire dei criteri minimi comuni, hanno conseguito al tempo stesso degli obiettivi nazionali: hanno implementato politiche restrittive riguardo i migranti forzati, per dissuadere il flusso e deviare i rifugiati verso paesi vicini. Insieme alle politiche migratorie, i programmi per l’integrazione dei nuovi arrivati previsti nei paesi dell’Unione Europea potrebbero comportare un aumento della qualità della vita, inducendo così i migranti a spostarsi da un paese all’altro. Si tratta allora di analizzare gli effetti delle politiche per l’integrazione dal 2006 al 2018 sui movimenti secondari dei richiedenti asilo. Si intende sostenere che le politiche per l’integrazione mostrano legami importanti con i movimenti secondari dei richiedenti asilo nei paesi europei mentre, più in generale, le politiche dell’immigrazione possono piuttosto influenzare il flusso primario, di accesso nell’Unione Europea.

In the last two decades, European countries, while working for the establishment of a Common European Asylum System (CEAS) to harmonise the legal frameworks of the member states and establish common minimum standards, have rather pursued domestic goals at times, imposing restrictive policies on forced migrants to deter inflows and deflect refugees to fellow countries. Within migration policies, integration programmes in EU countries might affect the well-being and the quality of life, inducing migrants to move from one country to another. We thus investigate the effect of integration policies from 2006 to 2018 on secondary movements of asylum seekers. We argue that integration policies show significant correlations with secondary movements in European countries, while more general migration policies may rather affect first entry flows into EU.

Assessing multidimensional well-being and capabilities of migrants hosted in the Italian reception system

Nonostante la migrazione venga normalmente considerata a livello macroscopico come fenomeno geopolitico e come catalizzatore di cambiamenti socioeconomici (l’impatto sulla povertà nei paesi natale e ospitanti, l’impatto sulla crescita economica, l’impatto sul capitale umano), l’approccio fondato sulle “funzionalità” o “capacità” (Sen, 1987; 1995) afferma che anche essere in grado di scegliere dove vivere è un elemento fondamentale della libertà umana. Partendo dal 2000, l’Italia ha avuto la più alta crescita relativa della popolazione migrante (Caritas Italiana, 2019) nell’Unione Europea (UE). Il numero di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e rifugiati ospitati ed assistiti dal sistema di accoglienza è notevolmente aumentato tra il 2011 e il 2017 (UNHCR, 2020). Di conseguenza, si è presentata una nuova sfida: come strutturare un sistema di accoglienza capace di sostenere i migranti attraverso la promozione della loro integrazione nelle comunità di accoglienza e favorendo la loro autonomia al termine della procedura d’asilo. Il fine dell’articolo è quello di descrivere l’evoluzione del benessere (in più dimensioni) e delle capacità dei migranti nel corso della loro esperienza di migrazione, concentrandosi particolarmente sul ruolo giocato dal sistema di accoglienza. L’articolo analizza tre casi di studio che sono stati studiati tra il 2015 e il 2019 in due regioni italiane, Toscana e Piemonte. La ricerca si avvale di metodologie partecipative innovative, tra cui discussioni di gruppo strutturate su un obiettivo centrato e rilevamenti partecipativi, con il fine di coinvolgere direttamente i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale.

Although migration is usually approached at the macro level as geopolitical phenomenon and catalyser of social economic changes (e.g. impact on poverty in home and host countries, impact on economic growth, impact on human capital), the capability approach (Sen, 1987; 1995) suggests that being able to decide where to live is also a key element of human freedom. Starting from 2000, Italy had the highest relative growth of its migrant population (Caritas Italiana, 2019) in the European Union (EU). The number of asylum seekers, holders of international protection and refugees hosted and assisted by the reception system has significantly increased between 2011 and 2017 (UNHCR, 2020). Consequently, a major challenge emerged: how to structure a reception system able to support migrants by fostering their integration within hosting communities and by promoting their autonomy at the end of the asylum procedure. The aim of this paper is to describe the evolution of the multidimensional well-being and capabilities of migrants along their migration experience with a particular focus on to the role played by the reception system. The paper investigates three case studies which have been observed between 2015 and 2019 in two Italian regions, Tuscany and Piedmont. The research adopts innovative participatory methods, including structured focus group discussion and participatory mapping, with the aim to directly engage asylum seekers and holders of international protection.

Populism and migration in local contexts: the case of Southern Italy

Nel contesto della diffusione del populismo in tutto il pianeta, la migrazione viene molto spesso politicizzata, e i migranti accusati di causare la perdita del lavoro e lo scarso rendimento dei servizi di sussidio e per la salute. I populisti di destra esasperano queste affermazioni, alimentando e sfruttano il prosperare del razzismo e della xenofobia. Sinora in ambito accademico l’accento sul populismo globale ha finito per tralasciare l‘importanza delle esperienze locali nella comprensione di queste dinamiche e nella formazione degli orientamenti degli elettori. Questo paper prende in esame il Sud Italia, sostenendo che la migrazione gioca un ruolo rilevante nel promuovere il ricorso alle impalcature populiste, ma in relazione alle ineguaglianze socioeconomiche e alla storia locale della zona.

Amid the surge of populism across the globe, migration is very often politicized, and migrants accused of causing the loss of jobs and the underperformance of welfare and health services. Right-wing populists exacerbate these claims and capitalize on thriving racism and xenophobia. So far, the scholarship’s emphasis on global populism has tended to overlook the importance of local experiences in filtering these dynamics and shaping voters’ perceptions. This article examines Southern Italy, arguing that migration plays a relevant role in fostering the appeal of populist platforms, but in relation to socioeconomic inequalities and the history of the local area.

The Salvini Immigration-Security Decree-Law and its regional socio-economic effects: the case of Tuscany

In Italia il fenomeno della migrazione ha assunto nuovamente l’aspetto di un’emergenza nel dibattito pubblico (Carta 2018) con il Decreto Legge “Immigrazione e Sicurezza” (legge n. 132/2018): la normativa in questione rappresenta una grave recessione nell’architettura del sistema di protezione italiano. Il presente articolo è un tentativo di esaminare il Decreto-Legge Immigrazione-Sicurezza e i suoi effetti socio-economici regionali, assumendo la Toscana come caso di studio. La riforma voluta dall’ex Ministro dell’Interno Salvini è stata criticata dalle organizzazioni della società civile per l’abbassamento degli standard di protezione, la violazione delle garanzie dei diritti costituzionali e l’inasprimento della tensione sociale sulla migrazione (AIDA 2018). Composto da 40 articoli, 15 dei quali dedicati all’immigrazione, alla protezione internazionale e alla cittadinanza, il cosiddetto “Decreto-Legge Salvini” ha comportato alcuni effetti rilevanti nei diversi contesti regionali e locali italiani. Infatti, anche se un ruolo importante nelle politiche generali relative al fenomeno della migrazione è svolto dal governo nazionale, in Italia le politiche specifiche di integrazione e accoglienza per i migranti sono messe in atto attraverso azioni coordinate a livello nazionale, regionale e locale. In questo contesto complesso, introduciamo un quadro concettuale per analizzare gli effetti del Decreto-Legge sui contesti regionali e per avanzare ipotesi sulle strategie che i responsabili delle politiche locali e regionali (ma anche attori non-statali) dovrebbero perseguire. Nello specifico, l’articolo mette in luce le sfide che la nuova Legge apre nei settori dell’accoglienza e dell’integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Il caso di studio della Regione Toscana è stato scelto sulla base del suo noto modello di welfare e della sua forte struttura in termini capitale sociale. I risultati dello studio sono indicati e organizzati in un’analisi SWOT a posteriori.

In Italy, the phenomenon of migration has reached the dimension of an emergency in the internal public debate (Carta 2018) with the Decree-Law on Immigration and Security (Law 1.12.2018, n.132) representing a major downturn in the architecture of the Italian system of protection. This paper is a tentative to explore the Salvini SecurityImmigration Decree-Law and its regional socio-economic effects. The Salvini’s reform has been decried by civil society organisations for lowering protection standards, infringing constitutional and human rights guarantees and exacerbating social tension on migration (AIDA 2018). Composed by forty articles, fifteen of which are dedicated to immigration, international protection and citizenship, the so called ‘Salvini Decree-Law’ is leading, and it will lead, some relevant effects on Italian regional and local contexts. Indeed, even if an important role is played by national government in defining comprehensive solutions to migration phenomenon, in Italy activities and measures for migrants are planned and implemented through coordinated actions at national, regional and local level. On the grounds of this complex context, a conceptual framework is introduced to analyse the Salvini Decree-Law’s effects on regional contexts and to generate hypothesis on the strategies that local and regional policy makers (but also non-state actors) should follow. In particular, this tool analyses challenges the implementation of the new Law is leading in the two specific domains of reception and integration of asylum seekers and refugees. The case study of Tuscany Region has been chosen due to its well-known welfare model and strong social capital structure. The study results are reported and systematised in an ex-post SWOT analysis.

The misconducts of UN peacekeepers as an unintended consequence of the Kantian law-based ethics and moral psychology: an Aristotelian analysis

The United Nations continues to raise controversy, also in its capacity as a peacekeeping institution. A number of studies have reported serious abuses committed by peacekeeping personnel in the host countries, abuses that are contrary to the UN peacekeeping mission. This paper seeks to trace back the philosophical origins on which the ethical code of the UN peacekeepers is based. It is argued that the source of moral guidelines and duties for the UN peacekeepers is provided by human rights as captured by the Universal Declaration of Human Rights. The rationale of the human rights is in turn founded on the philosophy of Immanuel Kant. The latter has emerged as a part of Enlightenment tradition which has rejected Aristotelian view of the human condition, in particular Aristotelian virtue ethics and moral psychology. The consequences of this theoretical omission are considered in relation to the UN peacekeepers training and their misconduct during their service.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite continua a suscitare dibattito, anche nella sua funzione di istituzione per il mantenimento della pace. Numerosi studi hanno documentato gravi abusi commessi dal personale di peacekeeping nei paesi ospitanti, condotte che si pongono in aperto contrasto con la missione stessa delle Nazioni Unite. Il presente articolo si propone di rintracciare le origini filosofiche su cui si fonda il codice etico dei caschi blu dell’ONU. Si sostiene che la fonte dei doveri e degli orientamenti morali dei peacekeeper sia fornita dai diritti umani, così come sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Il fondamento logico-teorico dei diritti umani è a sua volta radicato nella filosofia di Immanuel Kant. Quest’ultima si è sviluppata nell’alveo della tradizione illuministica, la quale ha rifiutato la concezione aristotelica della condizione umana, con particolare riferimento all’etica della virtù e alla psicologia morale di matrice aristotelica. Le conseguenze di tale omissione teorica vengono esaminate in relazione all’addestramento dei peacekeeper dell’ONU e alle condotte illecite emerse nel corso del loro servizio.

Pace neutra

Il saggio si propone di definire la pace neutra come concetto analitico e strumento di ricerca-azione attraverso cui definire i punti che creano criticità e conflittualità all’interno del sistema sociale. L’obiettivo è «neutralizzare» gli elementi violenti (culturali e/o simbolici) che abitano i modelli culturali che ogni società elabora per organizzare le relazioni tra gli individui, la famiglia, i gruppi e le istituzioni. Il metodo si basa sull’interconnessione tra linguaggio e dialogo, componenti basilari per la costruzione della relazione con l’Altro e nei quali prendono corpo nonviolenza e assertività, rispetto e riflessione, seguendo il principio per il quale un’educazione alla pace debba essere impostata nell’ «imparare a criticare». Evidenziando la persistenza degli schemi mentali, che caratterizzano l’azione umana, il fine è quello di creare una cultura nuova, un ”mondo altro”, nel quale le interazioni sociali siano fondate su empatia, tolleranza positiva e scambio reciproco.

The article aims to define neutral peace as an analytical concept and a research-action tool through which to define the points that set up problems and conflicts inside the social system. The goal is to “neutralize” the violent (cultural and / or symbolic) elements that inhabit the cultural models that each society develops to organize relations between individuals, families, groups and institutions. The method is based on the interconnection between language and dialogue, essential elements in building the relationship with Others and where nonviolence and assertiveness, respect and reflection take shape, following the principle that an education for peace must be set in “learning to criticize”. Focusing on the endurance of mental patterns that characterize human action, the goal is to create a new culture, an “another world”, in which social interaction is based on empathy, positive tolerance and mutual exchange.