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Ucraina e Russia. La fede cristiana. Le speranze. La tragedia

Vol. 16, n. 1 (2025). Le religioni come strade di pace

Autore

Luigi Sandri

Abstract

L’articolo analizza la dimensione religiosa del conflitto russo-ucraino, un elemento cruciale e spesso sottovalutato nelle analisi geopolitiche, inquadrando gli eventi bellici in un contesto storico-ecclesiastico millenario. Il contributo sottolinea l’importanza straordinaria che la fede cristiana (ortodossa) ha avuto e ha ancora oggi nel plasmare gli intrecci sociali e le inestricabili connessioni geopolitiche tra i due paesi. La riflessione prende le mosse dal Sobor russo del marzo 2024, presieduto dal Patriarca Kirill, che ha approvato una risoluzione definendo l’Operazione militare speciale (OMS) una “guerra santa” contro l’Occidente “sprofondato nel Satanismo” e a difesa del “Mondo Russo” (Russky Mir). Tale giustificazione ideologica si radica nel mito storico di “Mosca, la Terza Roma”, erede dell’Ortodossia dopo la caduta di Costantinopoli. Si evidenzia il fatto che il conflitto ha acuito lo scisma tra Mosca e Costantinopoli, sorto dopo la concessione dell’autocefalia alla Chiesa ucraina (CAU) nel 2018: mentre, da una parte, Kirill sostiene fermamente l’OMS, il primate della Chiesa Ortodossa Ucraina (COU) ha condannato l’attacco come “guerra fratricida”, sostenuto da diversi vescovi. L’articolo mette in risalto le drammatiche conseguenze per Mosca, che rischia di perdere la Chiesa ucraina – circa un terzo dei suoi fedeli – e di compromettere irreversibilmente il dialogo ecumenico internazionale.

The article analyzes the religious dimension of the Russian-Ukrainian conflict, a crucial element often underestimated in geopolitical analyses, framing the war events within a millennial historical-ecclesiastical context. The contribution emphasizes the extraordinary importance that the Christian (Orthodox) faith has had and still holds today in shaping the social dynamics and inextricable geopolitical connections between the two countries. The reflection starts from the Russian Sobor of March 2024, presided over by Patriarch Kirill, which approved a resolution defining the Special Military Operation (SMO) as a “holy war” against the West, which is “plunged into Satanism,” and in defense of the “Russian World” (Russky Mir). This ideological justification is rooted in the historical myth of “Moscow, the Third Rome,” the heir to Orthodoxy after the fall of Constantinople. It highlights the fact that the conflict has exacerbated the schism between Moscow and Constantinople, which arose after the granting of autocephaly to the Ukrainian Church (CAU) in 2018: while, on one hand, Kirill firmly supports the SMO, the primate of the Ukrainian Orthodox Church (COU) has condemned the attack as a “fratricidal war,” a stance supported by several bishops. The article underscores the dramatic consequences for Moscow, which risks losing the Ukrainian Church— approximately one-third of its faithful—and irreversibly compromising international ecumenical dialogue. 

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