Abstract
Questo articolo analizza l’attuazione dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza (DPS) nelle Forze Armate italiane e svedesi, due Paesi europei caratterizzati da modelli di difesa e approcci alla parità di genere profondamente differenti. Attraverso un quadro analitico multilivello basato sui diritti umani e combinando l’analisi documentale con interviste semistrutturate, lo studio esamina come i principi DPS, prevenzione, protezione, partecipazione e soccorso/recupero, vengano tradotti in strutture, culture e pratiche militari. L’analisi mostra in che modo l’Agenda DPS abbia influenzato la leadership e la partecipazione femminile nelle due istituzioni, evidenziando persistenti divari tra impegni formali e realtà operative. Sebbene la Svezia abbia storicamente promosso un’integrazione proattiva e femminista delle prospettive di genere nelle politiche di difesa e sicurezza, il recente arretramento della sua politica estera femminista rivela la fragilità di tali risoluzioni anche in contesti considerati progressisti. L’Italia, al contrario, mantiene un approccio più reattivo e poco interiorizzato, con un’attuazione dell’Agenda DPS spesso legata alle operazioni di peacekeeping. In un contesto di sicurezza in rapido mutamento, segnato da una crescente militarizzazione in Europa, l’articolo sostiene che un’attuazione significativa dell’Agenda DPS richieda riforme intersezionali, basate sui diritti e sensibili al contesto, capaci di trasformare le istituzioni militari andando ben oltre una mera inclusione simbolica.
This article examines the implementation of the Women, Peace and Security (WPS) Agenda within the armed forces of Italy and Sweden, two European countries characterised by distinct defence models and approaches to gender equality. Drawing on a multi-level, human-rightsbased analytical framework and combining document analysis with semistructured interviews, the study investigates how WPS principles, prevention, protection, participation, and relief and recovery, are translated into military structures, cultures and practices. The analysis explores how the WPS Agenda has shaped women’s leadership and participation in both military institutions, revealing persistent gaps between formal commitments and operational realities. While Sweden has historically pursued a feminist and proactive integration of gender perspectives in defence and security policies, the recent rollback of its Feminist Foreign Policy highlights the fragility of such commitments even in progressive contexts. Italy, by contrast, continues to adopt a more reactive and externally driven approach, with WPS implementation often linked to peacekeeping deployments. Set against a rapidly evolving security environment marked by rising militarisation across Europe, the article argues that meaningful WPS implementation requires intersectional, rights-based and contextsensitive reforms capable of transforming military institutions beyond symbolic inclusion.


