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Stanze del silenzio come strade di pace. Sulle orme di Dag Hammarskjöld

Vol. 16, n. 1 (2025). Le religioni come strade di pace

Autore

Linda Fregoli

Abstract

La crescente complessità delle società contemporanee, caratterizzate da pluralità culturale, linguistica e religiosa, genera spesso tensioni e conflitti. In questo contesto, le stanze del silenzio emergono come spazi in grado di favorire ascolto, riflessione e dialogo, costituendo potenziali strumenti di pace. A partire dal modello ideato da Dag Hammarskjöld presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, le stanze del silenzio si presentano talvolta come spazi neutri, privi di simboli confessionali, talvolta come ambienti che includono simboli religiosi o comunque spirituali; in ogni caso restano luoghi aperti e accessibili a chiunque, indipendentemente dalla propria appartenenza o non appartenenza religiosa. In questi luoghi, il silenzio, inteso sia come sospensione dal rumore esterno sia come condizione di quiete interiore, diventa il presupposto per un incontro autentico con sé stessi e con l’altro. La ricerca esplora come tali spazi, diffusi in contesti pubblici e comunitari, ma anche privati, possano trasformarsi in incubatori di dialogo interculturale e interreligioso. L’ipotesi è che le stanze del silenzio sono degli strumenti di costruzione della pace, che dal silenzio conducono all’incontro e al dialogo con l’altro da sé.

The growing complexity of contemporary societies, characterized by cultural, linguistic, and religious diversity, often leads to tension and conflict. In this context, silent rooms emerge as spaces that can promote listening, reflection, and dialogue, acting as potential tools for peace. Following the model created by Dag Hammarskjöld at the United Nations Headquarters, some silent rooms are designed as neutral spaces, devoid of any denominational symbols, while others include religious or spiritual symbols. In any case, they remain open and accessible to anyone, regardless of their religious affiliation or lack thereof. In these places, silence — understood as both a break from external noise and a state of inner quiet— becomes the foundation for an authentic encounter with oneself and with others. This research explores how these places, which can be found in public, communal, and even private settings, can serve as incubators for intercultural and interreligious dialogue. The core hypothesis of this work is that silent rooms are tools for building peace, because through silence they facilitate encounters and dialogue with others.

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