Abstract
In un secolo, tra il 1890 e il 1981, la stampa missionaria introdusse un linguaggio rinnovato nei confronti dei popoli africani. Ciò avvenne di concerto con il processo di avvicinamento della Santa Sede all’Africa e al Terzo Mondo che, sebbene riscontrabile in nuce fin dal XIX secolo, emerse nei suoi tratti principali e evidenti dalla seconda metà del Novecento. Per un primo sguardo si è deciso di porre a confronto tre differenti pubblicazioni su vicende legate alla liberazione di schiavi e all’impegno anti-schiavistico posto in essere dai missionari cattolici, attività considerata fondamentale dalla Chiesa nel definire il significato della sua presenza in Africa. Innanzitutto è stato esaminato un romanzo intitolato Avorio Nero edito per la prima volta nel 1959 e ristampato per la seconda volta nel 1981, a distanza di ventidue anni di tempo. Il confronto tra le due edizioni è stato utile per dimostrare come il genere letterario missionario si sia trasformato durante la seconda metà del XX secolo di conserva con i mutamenti politici e dottrinali che investirono, a macchia di leopardo, le istituzioni cattoliche. L’analisi delle due edizioni è stata raffrontata con una lettera pubblicata nel 1890 sulla rivista Missione Cattolica dai missionari francesi presenti in Senegambia, nella quale è descritto un episodio di liberazione di una schiava. La comparazione è determinante perché restituisce continuità e discontinuità sul lungo periodo nella pubblicistica missionaria. Seppur differenti, giacché il primo è un romanzo di fantasia e il secondo una lettera di corrispondenza, si ritiene che sia utile porre i due tipi di documento a confronto soprattutto perché trattano lo stesso argomento (la liberazione degli schiavi in Africa) e sono entrambi indirizzati ai lettori delle pubblicazioni missionarie e, quindi, pensati per un pubblico vasto e trasversale (donne, uomini, ragazzi). Ci interessa infatti comprendere come l’opinione pubblica italiana abbia recepito la lotta alla schiavitù posta in essere dalle missioni cattoliche. Il fatto dunque che il caso di fine Ottocento si svolga in Senigambia e i romanzi della seconda metà del Novecento siano ambientati in Kenya poco intacca l’obiettivo di partenza perché rileva provare a ricostruire la storia delle idee e l’immaginario creatosi intorno alla prassi missionaria e non già l’atteggiamento delle missioni in quei territori.
Within a century, between 1890 and 1981, the missionary press introduced a renewed language towards African peoples. This happened during the Holy See’s rapprochement process with Africa and the Third World in the XX Century. It was decided to compare three publications related to the liberation of slaves and to the anti-slavery efforts made by Catholic missionaries, an activity considered fundamental by the Church in defining the meaning of its presence in Africa. Firstly, a novel entitled Avorio Nero (Black Ivory) was examined, first published in 1959 and reprinted for the second time in 1981, twenty-two years later. The comparison between the two editions was useful to show how the missionary literary genre was transformed during the second half of the 20th century to keep up with the political and doctrinal changes that swept through Catholic institutions. Next, the analysis of the two editions was compared with a letter published in 1890 in the magazine Le Missioni Cattoliche by French missionaries in Senegambia, in which an episode of the liberation of a slave girl is described. The comparison is decisive because it shows continuity and discontinuity over a long period in missionary publications.


