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“La disfatta di Caporetto nella prospettiva storica di Caporetto”. Note sulla ritirata di un fante della III Armata di Mario Puccini

Vol. 6, n. 1 (2015)

Autore

Chiara d'Auria

Abstract

La ricerca dell’umanità che scaturisce dall’orrore della Grande guerra e la prospettiva storica della disfatta di Caporetto emergono con forza dalla testimonianza di un combattente, Mario Puccini, autore di Caporetto. Note sulla ritirata di un fante della III Armata, uscito a cura di Francesco De Nicola, per la Editore Goriziana nel 1987. Le vicende di vita e di morte sul fronte italiano nel 1917, durante la disfatta italiana per mano delle forze austro-ungariche e tedesche, sono rappresentate in questo romanzo poco noto attraverso la storia esemplare di un giovane scrittore (considerato uno dei maggiori rappresentanti letterari del primo Novecento e autore del celebre Il soldato Cola). Gradualmente, a contatto con la vita di trincea e con la morte di migliaia di soldati, la prospettiva critica dell’“inutile strage” e del desiderio di pace si fanno strada nelle pagine di Mario Puccini, tanto da farne un documento interessante per comprendere come l’esperienza della Grande Guerra abbia reso meno eroico e inevitabile il ricorso alle armi per il ‘progresso’ storico e la risoluzione dei conflitti.

The search for humanity emerging from the horror of the Great War and the historical perspective of the defeat at Caporetto surface forcefully in the testimony of a combatant, Mario Puccini, author of “Caporetto. Note sulla ritirata di un fante della III Armata”, published by Editore Goriziana in 1987 under the editorship of Francesco De Nicola. The events of life and death on the Italian front in 1917, during the Italian rout at the hands of Austro-Hungarian and German forces, are depicted in this lesser-known novel through the exemplary story of a young writer—considered one of the major literary figures of the early twentieth century and author of the celebrated “Il soldato Cola”. Gradually, through contact with trench life and the death of thousands of soldiers, a critical perspective on the “useless slaughter” and a yearning for peace forge their way into Puccini’s pages. Consequently, the text serves as an illuminating document for understanding how the experience of the Great War rendered the resort to arms for historical ‘progress’ and conflict resolution less heroic and inevitable.

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