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Teorie del conflitto e filosofie della pace. A 100 anni dalla pubblicazione di Der Konflikt der modernen Kultur di Georg Simmel

 

Georg Simmel è tra i ‘padri’ fondatori della moderna teoria del conflitto, con lavori di stampo sociologico fortemente inspirati alla Lebenphilosophie (“filosofia della vita”) e alla connessa concezione dualistica dell’Io e della cultura (opposizione tragica tra Vita e Forma). Der Konflikt der modernen Kultur (1918) suggella questo percorso.

Il conflitto non è là a bella posta per essere risolto” può essere considerato l’aforisma con cui Simmel concepisce una dialettica non conciliatoria in cui il polo negativo (Alter, il diverso, l’escluso, ecc.) svolge un ruolo solo a lui riservato: quello di dialogare con il polo positivo in condizione di complementarità. Non c’è una unità di partenza - una natura originaria buona o una pace romanticamente stabile che ad un certo punto verrebbe infranta e che, appianato il conflitto, sarebbe possibile ripristinare - bensì è il divenire della tensione tra gli opposti che produce una realtà comune. Individui, gruppi e istituzioni si costruiscono all'interno di una fitta “rete di conflitti” che produce continue “unità tra diversi”, a loro volta destinate a essere messe in discussione. Ne nasce la proposta teorica: il comune, la pace, si costruisce non eliminando solo la componente negativa (il male, l’egoismo, la diversità ecc.) o nell’incrementare unicamente la componente positiva (il bene, la carità, l’altruismo, sussidi materiali e/o economici, etc.), bensì attraverso la gestione di forze che allo stesso tempo sono sociative e dissociative, cooperative ed egoiste: il conflitto scorre negli ambiti più riposti e dà la materia sia alla vita individuale che collettiva ("il conflitto è la scuola dell’Io”). Sotto traccia il metodo simmeliano suggerisce di praticare una razionalità nonviolenta che miri a una ‘modica quantità di conflittualità’ o intolleranza, tale che venga preservato un tasso relativamente ‘sufficiente’ di pace o integrazione sociale.

Questa originale concettualizzazione, che dalla vita quotidiana investe l'intera società fino alle relazioni tra Stati, rispecchia la coscienza storica della transizione dall'epoca delle grandi certezze a quella attuale delle certezze infondate. E inaugura una terza via rispetto alle teorie-pivot della Pace positiva e della Pace negativa, consentendo di misurarne la forza esplicativa. Per la Teoria della Pace negativa il conflitto è da eliminare e, come mezzi adeguati allo scopo, volta a volta, si individuano la mediazione, i diritti, le riforme sociali, la carità o l’empatia. Qui incontriamo tutte le teorie della pace come assenza di guerra o violenza e quelle filosofie spiritualiste della pace che mettono l’armonia-stabilità a principio originario da ri-costruire o ri-scoprire (come dire che combattendolo, alla fine, il male dovrà riunirsi al bene: idea di guerra ‘giusta’, di purificazione o redenzione). Per la Teoria della Pace positiva il conflitto è un bene e per ciò stesso deve scoppiare: la pace è qualcosa da creare e la lotta è mezzo essenziale di cambiamento. Vi rientrano quelle teorie conflittualiste e le filosofie della pace il cui fine è di creare un’armonia a venire, un nuovo ordine (di coppia, sindacale, organizzativo, politico, etico, ecc.) che, utopisticamente, non viene esplicitato.

Alla luce di queste considerazioni, Scienza e Pace / Science and Peace invita studiosi di diverse discipline a inviare contributi che:

- mettano in evidenza disseminazioni e superamenti della “rete del conflitto”, con particolare attenzione ai conflitti inediti contemporanei (del quotidiano, di gruppo, politici, etici, ambientali, interculturali, religiosi, internazionali, ecc.) e al rapporto individualizzazione/società;

- ricostruiscano la genesi delle teorie di Simmel sul conflitto e la sua dialettica all'interno del contesto storico-politico, economico e culturale dell’autore.

 

Istruzioni per gli autori 

Per partecipare al numero monografico, inviare all'Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. un contributo in italiano, spagnolo o inglese, nel rispetto delle norme editoriali della rivista, entro il 28 febbraio 2018. Per ulteriori informazioni, contattare direttamente il guest editor del numero monografico, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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