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"Mai più guerra!”

Il primo conflitto mondiale e le scienze per la pace


Scienza e Pace sollecita l’invio di articoli e saggi di ricerca su pratiche quotidiane, mobilitazioni, espressioni artistiche, riflessioni teoriche e proposte politiche nate nel contesto della Prima guerra mondiale ma orientate alla pace, al disarmo, alla critica della violenza e del militarismo.


Nel centenario della Grande Guerra riteniamo utile coltivare la memoria e approfondire il senso dei fenomeni che, in controtendenza rispetto al clima ideologico del tempo, o in risposta al trauma del conflitto, hanno contestato il diritto sovrano di fare la guerra o l’identificazione del civismo con la disponibilità a morire e uccidere per la Patria. Anche se l’anti-militarismo e gli sforzi per costruire una società pacifica precedono la Grande Guerra, intendiamo mettere in evidenza come l’esperienza di quegli anni sia stata cruciale nello sviluppo di un pensiero e di una pratica alternativi all’uso della forza e delle armi nella risoluzione dei conflitti.


Invitiamo studiosi di tutte le discipline, insegnanti, operatori e militanti, a inviare contributi che affrontino il nesso tra il primo conflitto mondiale e la critica della guerra nel senso esposto sopra, trattando ad esempio uno o più dei seguenti aspetti relativamente all’Italia o ad altri contesti:


  • episodi di resistenza individuale e collettiva alla guerra, dalla diserzione all’obiezione di coscienza, all’insubordinazione;


  • propaganda e mobilitazione non interventista, anti-militarista, anti-nazionalista, anti-bellicista, anti-colonialista o anti-imperialista da parte di piccoli gruppi organizzati, partiti politici o sindacati, prima, durante e dopo la guerra;


  • ricostruzioni critiche della vita di trincea, degli effetti delle nuove tecnologie belliche sulle persone, del trattamento dei prigionieri di guerra, degli stranieri e delle minoranze nazionali;


  • ricostruzioni della vita quotidiana in tempo di guerra, dalle limitazioni delle libertà e dei diritti alle condizioni di vita e di lavoro, alla costruzione di nuove forme di solidarietà;


  • rappresentazioni critiche della guerra, della violenza e delle armi nelle arti;


  • riflessioni teoriche sulla natura della guerra, sulle sue cause e sulle sue conseguenze, sull’aggressività umana, sulle tecnologie e le forme del conflitto, sul diritto bellico (ius in bello, ius ad bellum), sulla possibilità di un ordine internazionale pacifico;


  • analisi delle dinamiche che portano alle guerre e dei processi che possono essere promossi dopo un conflitto per stabilire condizioni per una pace sostenibile;


  • iniziative politiche, diplomatiche, istituzionali o sociali orientate a fermare la guerra, a moderarne gli effetti sui combattenti e sulla popolazione civile, a prevenire futuri conflitti armati.


Scienza e Pace pubblica due tipologie di contributi: articoli brevi (max. 15.000 battute) di taglio più divulgativo; saggi di ricerca (max. 45.000 battute) di taglio accademico-scientifico. I contributi possono essere redatti in italiano o in inglese.


Dopo aver raccolto i contributi ricevuti, Scienza e Pace valuterà la possibilità di promuovere entro la fine del 2014 una giornata di studio e discussione presso il Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, alla quale sarà particolarmente significativa la presenza degli autori.


Invio degli abstract ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ): 15 settembre 2014


Comunicazione di accettazione: 30 settembre 2014


Invio dei contributi completi: 30 ottobre 2014


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Sta nascendo una «democrazia 2.0»?

Innovazione sociale, partecipazione, conflitto e trasformazione al tempo dei «nuovi media»


La nuova generazione del web 2.0, unita alla diffusione di media fondati su una sempre più spinta interconnettività, sta mutando il modo in cui le persone si costruiscono un’identità sociale, si relazionano tra loro, interagiscono con le istituzioni, con i servizi pubblici e con le imprese, fanno politica. Le opportunità di accesso e scambio di informazioni, gli spazi di creatività e di auto-organizzazione offerte dalla rete e in particolare dai social networks, sembrano costituire la struttura di una nuova sfera pubblica in cui gli utenti-cittadini possono mobilitarsi per sfidare il potere e trasformare, dal basso, le proprie condizioni di vita. Il ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella cosiddetta «primavera araba» sembra avvalorare quest’ipotesi e porta a costruire suggestivi parallelismi tra «rivoluzione digitale» e «rivoluzioni politiche». Eppure, anche l’espansione di questa nuova dimensione della sfera pubblica incoraggiata dal web 2.0 non è priva di ambiguità. Se da un lato è difficile non vedere le potenzialità critiche, espressive, relazionali collegate alle nuove tecnologie, la cui accessibilità universale viene rivendicata come un diritto fondamentale, dall’altro è altrettanto difficile ignorare le partite economiche e geo-politiche che si giocano sul controllo della rete, dei motori di ricerca e di tutti i prodotti della net economy. L’accentuarsi di impulsi censori contro certi usi della rete, così come il riprodursi online di processi di manipolazione, stratificazione e riproduzione di disuguaglianze devono farci comprendere che non è dall’innovazione tecnologica di per sé che ci si può attendere il rilancio della partecipazione e della politica, ma da un complesso di politiche e di pratiche aventi al centro la cittadinanza.


Per tentare di chiarire i complessi rapporti che intercorrono oggi tra i nuovi media e la politica, intesa in senso ampio, sollecitiamo e pubblichiamo contributi che affrontino i seguenti sotto-temi:


  • contributo che le nuove tecnologie possono dare a risolvere la «crisi della politica» e a soddisfare alcune «promesse non mantenute» della democrazia contemporanea, in termini di maggiore trasparenza e partecipazione alle decisioni, minore distanza tra governati e governanti, minore peso della burocrazia, più equo accesso ai servizi e ai diritti, minore distanza tra «élites» e resto della popolazione, maggiore efficienza ed equità delle politiche pubbliche;


  • potenzialità politiche della rete in termini di scambio e produzione di sapere, interazione, condivisione, cooperazione, co-produzione, organizzazione, innovazione sociale, ecc. e loro impatto sulle categorie fondative delle società democratiche contemporanee, come «opinione pubblica», «rappresentanza», «partecipazione», «conflitto», «uguaglianza», «libertà di espressione», «pluralismo», «autonomia», «sovranità», «diritti umani», «cittadinanza», ecc.


  • funzionamento e pervasività dei dispositivi di «tecnopolitica», in base ai quali i nuovi media e i social networks in particolare sono utilizzati come strumento avanzato di «costruzione della verità/falsità», di marketing e di controllo dei comportamenti e delle scelte individuali e collettive;


  • contributo dei nuovi media alla nascita, alla diffusione e all’eventuale successo di movimenti e mobilitazioni politiche e sociali, ad esempio per le elezioni o per i referendum popolari, così come nei cambiamenti di regime in corso in alcune regioni del mondo, come nel Maghreb e in Medio-oriente;


  • internet come terreno di conflitto e di scontro geo-politico per l’egemonia tra le maggiori potenze mondiali (USA e Cina in primo luogo) e tra le principali multinazionali della net economy;


  • vecchie e nuove forme di digital divide e loro impatto sulla democrazia della rete;


  • meccanismi di censura, di controllo e di limitazione nell’uso e nell’accesso a internet;


  • la rete come incubatrice e produttrice di nuove soggettività sociali e politiche, dai contorni più o meno definiti (si veda il cosiddetto «popolo della rete»), e suo contributo alla trasformazione dei classici attori della politica (partiti, associazioni, sindacati).


Invio degli abstract: 30 marzo 2012


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Conflitti ambientali e modelli sostenibili di governo dei beni comuni


Si richiedono e pubblicano articoli sui seguenti sotto-temi:


  • produzione e gestione dei rifiuti, comitati cittadini contro discariche e inceneritori, modelli e pratiche di "rifiuti zero";


  • consumo generale di acqua (usi civili, industriali, agricoli, ecc.), sistemi di gestione dei servizi idrici, movimenti per la ri-pubblicizzazione dell'acqua, modelli e pratiche di gestione sostenibile delle risorse idriche;


  • produzione e consumi di energia, esaurimento delle risorse, movimenti contro il nucleare, le centrali a carbone ecc. e per la diffusione delle energie rinnovabili, modelli e pratiche di produzione/consumo sostenibile di energia;


  • progettazione e realizzazione di "grandi opere", movimenti e comitati di cittadini contro la loro realizzazione, modelli e pratiche sostenibili di consumo del territorio;


  • fondamenti teorici e applicazioni pratico-politiche della categoria di beni comuni e dei relativi modelli di governo, a partire dalle riflessioni di Elinor Ostrom (premio Nobel per l'economia 2009);


  • diritti ambientali in materia di informazione e partecipazione alle scelte, Convenzione di Aarhus e sua applicazione in Italia e in altri paesi aderenti;


  • diritto ad un ambiente sano, suo riconoscimento, tutela e realizzazione, prevenzione e risoluzione dei conflitti per via democratica e giudiziale;


  • i "diritti della natura" nelle nuove costituzioni di alcuni paesi dell'America Latina (Ecuador, Bolivia) e nel documento conclusivo dell'assemblea dei popoli di Cochabamba;


  • conflitti ambientali globali legati al consumo delle risorse e al cambiamento climatico, contenuti delle trattative internazionali sul cambiamento climatico (Copenhagen, Cancun), dispositivi di giustizia ambientale (debito ambientale e debito climatico Nord/Sud).


Invio degli abstract: 30 novembre 2011