Home
VII (2016), 1 PDF Stampa E-mail


Mediazione e nonviolenza


Nonviolenza alla prova: camminando al fianco di chi difende i diritti umani in Guatemala


di Silvia Parmeggiani


Oggi in Italia si sta avviando la prima sperimentazione di corpi civili di pace: un traguardo importante, con un significato storico sicuramente innegabile. Nonostante ciò, sono varie le organizzazioni che già da anni propongono interventi nonviolenti in paesi dove sono in corso conflitti o processi di pacificazione, tra queste Peace Brigades International (PBI). PBI apre il suo primo progetto sul campo in Guatemala nel 1983, nel pieno di una guerra civile che stava vivendo gli anni più tragici. Dall'inizio della dittatura del colonnello Rios Montt incomincia, infatti, il periodo detto della “tierra arrasada”, in cui vengono letteralmente rasi al suolo interi villaggi indigeni, fino a quello oggi conosciuto come il genocidio maya. (...).



Democrazia e diritti


Oltre il miraggio della polis. Istituzioni e cittadinanza nell'Atene democratica


di Giulio Pisani


Si cercherà di mostrare come la democrazia ateniese fosse sostenuta da un sistema politico altamente istituzionalizzato che si realizzò tramite l’estensione della partecipazione e l’elaborazione di procedure del confronto pubblico in grado di equilibrare la potenzialità della decisione collettiva e l’originalità della proposta individuale. Quest’opera di bilanciamento si fondava su un discorso politico innervato e arricchito dall’impiego istituzionale della retorica. Caduta ad Atene nel 322 a.C., ancora verso la fine del 1700 la democrazia greca non era considerata un esempio edificante di costituzione. Più recentemente, di fronte alle ricorrenti crisi di rappresentatività politica, si è tornati a invocare il valore della sua caratteristica di governo diretto e radicale. Tuttavia, per liberare l’origine della democrazia... (leggi il Research Paper n. 34).



Mediazione, formazione, comunicazione


Rosa Bianca: A critical examination of young Italian people with and without personal experience of war responding to some war-related aspects in a postmodern picturebook


by Chiara Castellani


The intent of my research was to explore young Italian people’s responses to some war-related aspects in a selected picturebook. I adopted a qualitative case study approach in order to investigate the extent to which the interviewees were aware of the theme of moral responsibility in Rosa Bianca by Roberto Innocenti. I used a sample composed of young people without personal experience of war and young people with more direct experience of it, having a parent who has been serving in armed conflict situations. Indeed, I also wished to inquire into whether there were any differences in the responses given by the two categories of young people. After an initial analysis of the picturebook and a description of my sample, the ethical concerns and the processes followed in the data collection and analysis stages, I provide the reader (leggi il Research Paper n. 33).



Armi e disarmo


Carta delle Nazioni Unite e armi nucleari


di Alessandro Pascolini


Nella Carta delle Nazioni Unite non vi è alcun riferimento esplicito alle armi nucleari, ma la loro esistenza e la recente distruzione di Hiroshima e Nagasaki incombevano sugli estensori della Carta. E certamente a tali armi anzitutto ci si riferisce al punto 4 dell’articolo 2 quando si proibisce la minaccia dell’uso della forza e al punto 1 dell’articolo 11 in cui si affida all’Assemblea Generale il compito di considerare i principi governanti il disarmo e la regolamentazione degli armamenti. Di fatto, la primissima risoluzione dell’Assemblea Generale, il 24 gennaio 1946, riguarda appunto la creazione di una “Commissione allo scopo di affrontare i problemi generati dalla scoperta dell’energia atomica”. In particolare si richiedeva alla Commissione di procedere con la massima celerità a esaminare tutti gli aspetti del problema e a fornire proposte specifiche per: estendere a tutte le nazioni lo scambio delle informazioni scientifiche (...)

 


 

 

Letture


Domenico Moro, Globalizzazione e decadenza industriale: l'Italia tra delocalizzazioni, crisi secolare ed euro, Edizioni Imprimatur, Reggio Emilia, 2015.


di Giacomo Di Lillo


Il tema del rigoroso saggio di Domenico Moro, Globalizzazione e decadenza industriale, è l'attuale crisi del sistema economico italiano. Il testo tratta inoltre tre rilevanti fenomeni che sono strettamente intrecciati a tale vicenda, e cioè la realizzazione del mercato mondiale, la “crisi secolare” del modello capitalista, l'integrazione valutaria europea. Oltre che da una introduzione, il volume è composto da cinque capitoli. Il primo e il secondo riguardano la misurazione dell'entità della crisi nelle aree periferiche e in quelle centrali dell'Europa e del mondo. Il terzo capitolo analizza le cause delle crisi cicliche e della “crisi secolare” del modello capitalista. Il quarto descrive le caratteristiche dell'ultima fase della globalizzazione economica ed interpreta le notevoli trasformazioni che essa ha determinato. L'ultimo capitolo prende in esame il passaggio dalla critica al neoliberismo a quella del capitalismo globalizzato e la prospettiva della realizzazione di un nuovo modello di economia e di società. Nella parte introduttiva si evidenzia che il nostro Paese sta vivendo, dal 2007, la crisi economica forse più profonda della sua storia, addirittura più grave di quella legata alla Grande depressione degli anni '30. Tra i vari indicatori economici con andamento negativo, spicca quello relativo alla capacità manifatturiera, che si sarebbe ridotta tra un quarto ed un quinto del totale. L'autore del saggio sostiene che, a dispetto delle teorizzazioni sull'avvento delle società postindustriali, le attività manifatturiere restano determinanti per le economie avanzate. Ciò viene confermato, ad esempio, dai casi degli Usa e della Germania, che attualmente fondano la propria forza economica proprio su tali attività. Il nostro Paese non sta invece realizzando adeguate politiche di rilocalizzazione industriale, continua a trasferire produzioni tipiche del “made in Italy” nell'Europa orientale, viene penalizzato dalle ridotte dimensioni delle imprese. A causa della globalizzazione, infine, sono notevolmente (...)